Bernini attacca: «Celestina Tinelli impose Mescolini per conto del Pd»

L’affondo del politico forzista a Rete 4: «È un nome certificato, me l’ha fatto Palamara». Sallusti: «Versione verosimile»

Tiziano Soresina

reggio emilia. Da giorni il forzista ed ex assessore parmigiano Giovanni Paolo Bernini – assolto in Aemilia dall’accusa più grave (concorso esterno in associazione mafiosa) e poi prosciolto con la dichiarazione di prescrizione del reato di corruzione elettorale “semplice” – prometteva l’acuto nella sua battaglia politico-giudiziaria, dichiarando che era il momento di fare il nome «dell’esponente Pd che fece le pressioni per avere Marco Mescolini e non altri a ricoprire il delicatissimo ruolo di guidare la Procura di Reggio Emilia».


Una “mossa” che Bernini – con voce tonante – ha deciso di fare scegliendo un palcoscenico nazionale, cioè la trasmissione “Quarta Repubblica” di Rete 4, in onda lunedì. Siamo in seconda serata quando, fra gli ospiti che parlano del momento nerissimo della magistratura, i fari vengono puntati sul politico di Forza Italia. Bernini è incalzato dal conduttore Nicola Porro («Devo fare l’avvocato del diavolo») e dopo aver parlato della sua storia giudiziaria in Aemilia, va all’attacco. Un preciso teorema (già esposto nel libro “Storie di ordinaria ingiustizia”) a cui stavolta fa un’aggiunta. «Luca Palamara mi ha fatto il nome dell’esponente politico del Pd che ha imposto ed orchestrato la nomina di Mescolini a procuratore di Reggio Emilia. Da due settimane ho chiesto al Pd reggiano di fare un passo in avanti, non è arrivato. È un nome certificato. Me l’ha fatto Palamara col quale intendo combattere una battaglia di verità e di giustizia. Si tratta di Celestina Tinelli». Porro chiede lumi su quel nome inaspettato (la chiama più volte dottoressa, mentre è un’avvocatessa) e Bernini l’inquadra come ex membro del Csm voluta da Piero Fassino, componente di un cda di secondo grado del Comune di Reggio (l’allusione è alla Fondazione Manodori), inoltre «in stretto rapporto con il sindaco di Reggio». In studio viene proposto un passaggio della chat fra Palamara e Mescolini, con quest’ultimo che dice «su Reggio fai di tutto per chiudere se puoi, è importante per tutto». E qui s’innesta l’altra “fiammata” di Bernini: «Nell’inchiesta Aemilia Mescolini ha colpito due avversari politici innocenti (il riferimento è a se stesso e a Giuseppe Pagliani, ndr), ma non ha tenuto conto della massa enorme di intercettazioni che attestano i rapporti del Pd con il clan ’ndranghetista». Collegato con lo studio, il giornalista Alessandro Sallusti (autore del libro-intervista a Palamara “Il sistema”) avalla quanto dice Bernini («Una versione molto verosimile»), ma con una sottolineatura: «Nella prima stesura del libro, quel passaggio su Mescolini non era previsto, ma Palamara ha insistito molto per inserire la vicenda delle nomine fra Parma e Reggio, come uno dei casi più emblematici di interferenza verso il Csm». Una trasmissione che farà discutere a lungo. —

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