Vaccinati i primi anziani alle Fiere: «Così riabbracceremo i nostri nipoti»

Dopo un anno di reclusione in casa, a distanza da tutto e tutti, possono tornare a pensare ai pranzi in famiglia

REGGIO EMILIA. Tutti ben pettinati, con il bastone e il cappello gli uomini, le donne con la borsetta en pendant. Chi indossa il cappotto, chi la pelliccia. Poco nero, che incupisce.

Sono vestiti a festa gli anziani che si recano alle Fiere di Reggio per ricevere la prima dose del vaccino anti-Covid. Perché una festa è, e pure grande.


«La festa dei nonni», esclama Verina Biagini, che già pregusta il pranzo che preparerà ai suoi nipoti dopo che avrà ricevuto anche la seconda dose del vaccino. «Non li posso più vedere – racconta scuotendo la testa – mi tocca preparare da mangiare e farglielo portare a casa da mia figlia». Tortelli, cappelletti, tagliatelle, arrosto di coniglio e anche l’erbazzone, di pianura e di montagna, visto che lei è nata a Carpineti 88 anni fa. «È stata una tortura – dice – non poterli avere da me in questi mesi».

Come lei, sono tanti i nonni e le nonne che non vedono l’ora di poter riprendere le belle abitudini di un tempo: i pranzi in famiglia, qualche partita a carte con l’amica o l’amico, il salotto invaso dalle chiacchiere dei figli e dei nipoti, in alcuni casi anche dei pronipoti, la quarta generazione che riempie il cuore di gioia, la vita che si è rinnovata.

In sala d’attesa – nella zona del padiglione, cioè, dove gli anziani e i loro accompagnatori vengono fatti accomodare per quindici minuti dopo l’iniezione – c’è chi guarda foto e video degli ultimi arrivati in famiglia, maneggiando il telefonino come se fosse pronto a rompersi in mille pezzi.

Un po’ la fine che hanno rischiato di fare loro, soprattutto in quest’ultimo anno, quando il Covid ha cominciato a esigere le sue vittime specialmente tra i meno giovani.

Gli anziani questo lo sanno, e sotto le mascherine sorridono. Per avere una prova basta guardarli negli occhi – brillanti e sognanti. Oppure seguirli nel loro incedere lento e inarrestabile: chi si appoggia al bastone, chi alle stampelle; chi fa fatica a camminare e prende in prestito le carrozzine messe a disposizione dall’Ausl, accuratamente disinfettate dopo ogni utilizzo. Un fiume placido e maestoso che avanza senza esitazione.

C’è anche chi pensa già al mare, quello di Alassio, dove il clima è mite e l’aria più buona. «A Pasqua chissà...», dice Silvestro Bellei guardando la moglie Vilma con cui è sposato da 58 anni. «C’è una bella camminata – dice lei, ricordando l’ultimo soggiorno ligure – sono posti molto belli». «Mi sono promesso di tornarci dopo il vaccino» aggiunge lui. Una sorta di ricompensa per i sacrifici dell’ultimo anno: «Siamo stati chiusi in gabbia – spiega – prima del Covid facevamo i nonni, poi ci hanno tolto lo scopo della vita. A fare il nonno ti sentivi utile, ma così... ».

Allora avanti, un passo dietro l’altro. Oggi la prima dose, tra tre settimane la seconda. Con la schiena un po’ dolorante, il ginocchio che forse sente il tempo, il vuoto, anche, di chi non c’è più. Ma avanti, «seinsa gninto gh’è nisun». —

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