L’ira dei gestori delle piste da sci: «Che scorrettezza dirlo all’ultimo»

Giannarelli (Cerreto): «È un danno da almeno otto milioni». Malpeli (Ventasso): «Quinto rinvio, ci sentiamo presi in giro»

VENTASSO. Una delusione profonda e trasversale, che unisce gli operatori delle stazioni sciistiche, ma anche commerciali, della ristorazione e dei bar. Delusione che nasce non solo o non tanto dal fatto che alla fine sia stata ancora una volta rinviata l’apertura delle piste, bensì per il metodo: un annuncio ufficiale alle 19 passate della sera prima, quando gran parte dei preparativi e degli investimenti era già stata compiuta.

Lo rimarcava anche ieri, dopo le dichiarazioni a caldo nella serata di domenica, Marco Giannarelli, titolare della società TurismoAppennino che gestisce gli impianti di Cerreto Laghi. «Non entro nel merito della decisione sanitaria, ma è il metodo adottato che è stato scorretto e inqualificabile. Per arrivare ad aprire, e domenica sera eravamo già pronti in tutto e per tutto, avevamo dovuto adeguarci a tutti i protocolli indicati dallo stesso Comitato tecnico scientifico due settimane fa, il che ha significato anche l’assunzione di dipendenti che ora, con i protocolli vigenti, non avrei nemmeno la possibilità di licenziare; l’acquisto di merce, interventi per battere le piste. Dopo tutti questi investimenti, ci viene detto che non si può più aprire. Per noi significa migliaia di euro buttati via. Solo per laattivazione della vendita online degli skipass, per non creare code alle casse, avevamo investito 14mila euro. E con migliaia di prenotazioni per la settimana, ora dobbiamo provvedere a rimborsare tutti. Altra cosa che dà molto fastidio: i due pesi e le due misure. Abbiamo visto tutti in questi giorni le foto di centri cittadini affollati di gente, centri commerciali ancor di più. Però l’unico rischio sarebbe la montagna?».


Conclude Giannarelli: «Il sospetto che viene è che negli ambienti politici sapessero già da giorni che non avrebbero lasciato riaprire, ma nessuno si è assunto la responsabilità di dirlo fino a ieri. La presenza della variante inglese del coronavirus è nota da settimane. Quello che si coglie è che le persone deputate a scegliere vivono anni luce distanti dalla realtà, e dalla realtà della montagna in modo particolare. A Cerreto subiamo un danno da almeno 8 milioni di euro con la perdita di questa stagione, e non basteranno poche migliaia di euro di ristori per rialzarci. Non so se il 5 marzo riapriremo; forse, anzi, chiuderemo del tutto anche per gli allenamenti degli sci club che abbiamo ospitato finora, perché ci andiamo in perdita».

Anche Alessandro Zampolini, operatore turistico cerretano e presidente dei locali Usi civici, è sulla stessa lunghezza d'onda: «Ok, sicuramente la salute viene prima di tutto – afferma – ma in questa situazione è stato il modo che ci amareggia. Non c’è alcun rispetto verso i cittadini e chi lavora; nessuna considerazione per chi si deve preparare in anticipo ad accogliere un flusso turistico e si ritrova il tavolo buttato all’aria la sera prima. Mi pare ci siano incapacità e mancanza di dialogo con chi opera sui territori: viene seguito solo il punto di vista del Cts, che peraltro ora chiede anche un nuovo lockdown. D’accordo, avrebbe ricadute positive sul numero dei contagi, ma anche le ricadute economiche e sociali vanno considerate. In questo caso non si è fatto».

Conclude Zampolini: «L’unica, magra consolazione è che dal 20 di febbraio, come Usi civici, riattiveremo le piste per lo sci di fondo nella zona del lago Pranda, che erano inutilizzate da quasi 20 anni. La montagna con la neve ha ancora delle capacità attrattive; speriamo che le persone non ci abbandonino e vengano lo stesso al Cerreto».

Anche la stazione di Ventasso Laghi si era preparata per aprire da ieri mattina. E anche qui vige la delusione, come spiega Claudio Malpeli, operatore locale. «I preparativi erano stati importanti e condotti con attenzione, i protocolli tecnici del resto erano molto precisi. Abbiamo dovuto investire per adattarci, noi come le altre stazioni emiliane, anche quelle del Modenese, con cui ci siamo sentiti nelle scorse ore. Parliamo di acquisto di materiali, miglioramento delle dotazioni di sicurezza, attivazione di personale che da lunedì avrebbe dovuto operare sulle piste, battitura dei percorsi. Ci sono persone che sono state richiamate dalla Cassa integrazione, e prima che possano rientrarci ci saranno passaggi da fare e attese».

«Ci sentiamo presi in giro: quello di domenica sera è stato il quinto rinvio della possibile apertura delle piste. E non ci dicano che arriveranno presto i ristori: per la chiusura anticipata dello scorso anno, nessuno ha ricevuto un euro. Non solo noi operatori siamo delusi e affranti; anche gli appassionati lo sono: conosco famiglie che avevano preso le ferie per venire a sciare. Alcuni amici oggi sono qui a Ventasso con i bambini, passeggiano un po’ sulla neve ma si avverte la loro delusione». —

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