Reggio piange “Migno” Manfredini, stroncato a 50 anni da una malattia

Conosciutissimo da chi frequentava discoteche e piscine, si è spento sabato sera all’Hospice Madonna dell’Uliveto

REGGIO EMILIA. «Gli angeli sono già in campo e aspettano solo te! Fai buon viaggio Massimo, resterai per sempre nei nostri cuori». È il messaggio – uno dei tanti postati su Facebook da chi lo conosceva – con cui, nella tarda serata di sabato, la società sportiva Virtus Libertas ha salutato Massimo Manfredini, 50 anni, allenatore della Scuola calcio del club cittadino.

La notizia della morte del “Migno” – il soprannome con cui era conosciuto da tutti in città – avvenuta poco prima all’Hospice Madonna dell’Uliveto di Montericco, dove era ricoverato da giovedì scorso, aveva già gettato nello sconforto la sorella gemella Cristina e i tanti, tantissimi amici che Massimo aveva maturato nel tempo.
Lo conoscevano tutti, in città e non solo, per i suoi trascorsi come ragazzo immagine nelle discoteche reggiane, come bagnino nelle piscine estive di Reggio e provincia, al lavoro nei supermercati Conad, da Cagna e Benelli all’Ospizio, alle Farmacie comunali riunite o, come negli ultimi mesi, alla ditta Rcf.

O ancora, molto più semplicemente, su un campo da calcio, che frequentava fin da bambino e non aveva mai lasciato, o durante una serata in compagnia.
Era un bomber di razza il Migno e tanti se lo ricordano con le maglie della Rosta Nuova del mitico “Mecco”, al secolo Domenico Mussini, con quella della Polisportiva Galileo o con quella della Bagnolese. Poi, in seguito a una serie di infortuni alle ginocchia, Manfredini aveva lasciato il calcio giocato, per poi riscoprire la passione come tifoso, della sua amata Reggiana prim’ancora che della Juventus, la sua squadra del cuore, o come allenatore dei ragazzini.

Viveva solo, Massimo Manfredini, nella sua casa nella frazione di San Maurizio, ma circondato da amici, che oggi ne piangono la sua prematura scomparsa.
Se lo è portato via una malattia che gli era stata diagnosticata nell’aprile scorso, quando si era in pieno lockdown. Era stato sottoposto alle cure del caso che, in un primo momento, sembravano avere effetto, ma poi il male si è manifestato di nuovo e non gli ha dato scampo.

Quando era più giovane era uno dei cosiddetti “uomini della notte”. Negli anni Novanta, poco più che ventenne, il Migno lavorava nelle discoteche reggiane come ragazzo immagine – in particolare al Marabù, soprattutto nella declinazione estiva del Soel – e le frequentava insieme agli amici. Massimo aveva lavorato anche in piscina, come bagnino, alla Favorita di Montecavolo ma anche al Nabab di Cavriago.

Da qualche anno, otto per la precisione, Manfredini era un volontario della Pro loco di Cadelbosco Sopra: era addetto a friggere gnocco fritto, in particolare durante gli appuntamenti cittadini, come per la Giareda. Con la Pro loco partecipava anche alle campagne estive sulla Riviera romagnola, tra Zadina, Pinarella, il Lido di Savio e il Lido di Classe, con le specialità di casa nostra impegnate in trasferta in una “sfida” culinaria nel territorio della piadina.

Il funerale di Massimo Manfredini verrà celebrato domani pomeriggio alle 14.30 al cimitero Nuovo di Coviolo, dove è stata allestita la camera ardente (visitabile anche oggi dalle 8 alle 17 e domani mattina). Dopo la benedizione, il feretro rimarrà a Coviolo in attesa della cremazione. —
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