Morì a 20 anni nell’auto capovolta nel canale. Ora una denuncia in procura: «Ci fu omissione»

L’avvocato della famiglia di Liborio Vetrano: «Due le testimonianze su come andarono le cose, ora procedimento aperto»



SAN MARTINO IN RIO. Il 13 aprile prossimo saranno due anni dalla tragica notte in cui Liborio Vetrano, 20enne di San Martino in Rio, è morto annegato nell’auto capovolta nel canale all’alba di una notte trascorsa con gli amici in discoteca, a Correggio in via Sinistra Tresinaro. Il processo che vedeva imputato l’amico alla guida è finito con un patteggiamento a due anni e sei mesi e 3 anni senza patente. Ma la famiglia della vittima non si è mai arresa a quella sentenza vissuta come un’ingiustizia, e in questi anni non ha smesso di indagare su quella notte, sui minuti successivi allo schianto. E ora lo fa con un atto concreto: una denuncia depositata lo scorso novembre in procura. «Era un atto dovuto da parte dei genitori, rispetto a informazioni che prima non erano note. E ora sappiamo che c’è un procedimento aperto».

Liborio Vetrano


A parlare è l’avvocato Antonio Cozza del Foro di Perugia, nome noto per aver seguito casi di rilievo nazionale: la morte del piccolo Gioele e della madre, in Sicilia la scorsa estate; il delitto di Avetrana; l’omicidio di Meredith Kercher. A lui la famiglia Vetrano si è affidata per questa battaglia. Gli elementi nuovi portati all’attenzione della procura di Reggio – il caso è del sostituto procuratore Valentina Salvi – sono due. «Una consulenza medico legale, sulle cause della morte di Liborio. E la testimonianza di due dei trasportati, che dicono determinate cose – spiega il legale – Quello che ipotizziamo è la mancata assistenza in aiuto, una sorta di omissione di soccorso da parte di chi guidava e non solo». «Crediamo che la morte di quel ragazzo, in quel modo, ma soprattutto quello che è successo nei momenti immediatamente successivi all’incidente debbano essere vagliati. Noi ci siamo limitati a esporre i fatti così come raccontati e con la consulenza medico legale, che spiega come è morto il povero Liborio: in un canale con 30 centimetri d’acqua».

La famiglia Vetrano – la mamma Nadia Pisciotta e il papà Calogero – ha aperto una pagina Facebook dedicata al figlio e quanto accaduto che conta già oltre 28mila sottoscrizioni. In questi mesi, ha voluto raccontare la tragica morte di Liborio sui media nazionali, determinata ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. Gli ultimi riflettori che si sono accesi sono quelli della trasmissione di Rai Tre “Chi l’ha visto?”. Ieri, all’agenzia Agi è stata la mamma a dichiarare: «Abbiamo un testimone che dice che i ragazzi non hanno mosso un dito per aiutare nostro figlio, loro pensavano a cosa dire ai carabinieri e alle scarpe costose che indossavano, che stavano per rovinarsi, nel mentre il loro amico era incastrato dentro la macchina. Lo hanno lasciato lì senza pietà, il tasso alcolico del guidatore superava il limite consentito. Nessuno di loro ha pagato per omissione di soccorso, la legge ha deciso di non punire questi ragazzi».

Accuse pesanti, che ora confluiscono in una denuncia, che contiene le dichiarazioni di due dei ragazzi che erano in auto, dichiara l’avvocato Cozza, che spiegano come si sarebbero svolti i fatti quando Liborio rimase intrappolato nell’abitacolo, incastrato a testa in giù dalla cintura di sicurezza. Alla guida del mezzo c’era uno dei suoi migliori amici, risultato poi positivo all’alcoltest. C’è poi una perizia del medico legale, Antonio Galzerano, che stabilisce come la morte sia avvenuta per causa «asfittica meccanica da annegamento», dove si sottolinea che «interventi tempestivi degli altri passeggeri volti al primo soccorso, sollevamento della testa e tentativo di disostruzione delle prime vie aree dal fango avrebbero certamente consentito la sopravvivenza del signor Liborio Vetrano, stante al lungo lasso di tempo in cui era ancora vivo (5:15- 6:40), in attesa dei soccorsi avanzati ». —

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