’Ndrangheta, sei indagati a Reggio sequestrata una ditta edile a Pieve

Perquisizioni della Dda anche a Mantova e Crotone. Il pentito: «Erano alla fame, ora girano in Ferrari»

Tiziano Soresina

reggio emilia. Diciannove indagati – fra cui sei gravitanti nel Reggiano, tutti d’origine calabrese ad eccezione di una straniera – e quattro aziende sotto sequestro (nella nostra provincia la Feril Costruzioni, con sede legale a Pieve Modolena) per il valore di circa un milione e mezzo di euro, oltre a 15 perquisizioni. Nello specifico, i beni sequestrati rappresenterebbero parte dei reinvestimenti della ’ndrangheta e comprende le quote sociali e i patrimoni di quattro società, sette fabbricati, tre terreni e quattordici automezzi.


Insomma, ha toccato e non poco Reggio Emilia e dintorni l’inchiesta antimafia “Gemelli” della Dda di Brescia che fa riferimento alle realtà di Viadana (Mantova) e Brescello, «gemelle» per la presenza di cosche ’ndranghetiste sul territorio secondo quanto ricostruito dagli inquirenti. Il clan Grande Aracri a Brescello e la cosca di Isola di Capo Rizzuto a Viadana. Un collaboratore di giustizia sentito durante le indagini in merito alla famiglia Riillo ha detto che «quando sono arrivati a Viadana i Riillo hanno intrapreso un'attività di autotrasporti, riciclando denaro del clan Arena». Un secondo collaboratore sulle attività invece della famiglia Grande Aracri ha spiegato ai magistrati: «Questi sono partiti da Cutro che erano senza soldi. Erano alla fame. Ora girano col Ferrari». Relativamente alle operazioni reggiane avvenute alle prime luci dell’alba, risultano indagati l’amministratore (che vive a Reggio Emilia) di un’azienda sequestrata a Viadana (P.R. Trasporto srl), un’altra persona che risiede in città e ritenuta prestanome sempre di un’azienda viadanese, poi vi sono padre e figlio (quest’ultimo è in carcere) che erano operativi a Gualtieri con una ditta di autotrasporto, infine due conviventi di Reggio Emilia (lei è straniera e figura come legale rappresentante della ditta edile Feril Costruzioni di via Fratelli Bandiera che è stata messa sotto sequestro). «Chiederemo sicuramente il dissequestro dell’azienda edile perché illegittimo – replica l’avvocato Alessandro Carrara che tutela la ditta di Pieve Modolena – in quanto non supportato da gravi indizi. La titolare da quando ha acquisito la società nel 2013, l’ha sempre gestita di fatto e di diritto. Non è mai stata il prestanome di Francesco e Pasquale Riillo come ritengono gli inquirenti. Questa azienda non ha nulla a che fare con le attività che vedono coinvolti questi due soggetti. E non c’entra nemmeno – conclude il legale – il compagno della mia assistita, non ha nessun incarico nella Feril e nemmeno potere decisionale come ritengono gli investigatori».

L’indagine ha «permesso – si legge in una nota – di far luce sull’infiltrazione e sul radicamento della criminalità organizzata nel tessuto economico del Nord Italia, in particolare nei settori dell’autotrasporto ed immobiliare delle province di Mantova e Reggio Emilia. L’attività ha consentito, tra l’altro, di confermare il contenuto di una rilevante intercettazione telefonica svolta nel 2006, che aveva già individuato l’egemonia dell’organizzazione ’ndranghetista radicatasi nel territorio di Viadana. In merito, in una delle conversazioni intercettate, veniva invitato un noto personaggio della criminalità calabrese a trasferirsi al Nord perchè «qua Viadana è nostro, ora ci possono prendere 30 anni, 50 anni o l’ergastolo, ma Viadana è il nostro». Tra le persone perquisite, anche un ex consigliere prima e, successivamente, ex assessore comunale di Viadana. I pm antimafia Paolo Savio e Claudia Moregola – che coordinano l’inchiesta – hanno disposto anche il sequestro di 447 mila euro «nelle disponibilità di Francesco, Pietro e Paquale Riillo (quest’ultimo si trova in carcere, è stato condannato a 14 anni nell’appello di Aemilia, ndr)». Un commercialista di Brescia è stato nominato amministratore giudiziario delle società sequestrate. —

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