Un progetto da 2,5 milioni per dare un futuro ai giovanissimi

Con “Chance” il Comune di Reggio Emilia vuole sostenere i ragazzi, prevenendo comportamenti devianti e dando occasioni anche a chi si trova in situazioni marginali. Si parte dall’ascolto ma sono già pronte azioni concrete

REGGIO EMILIA. Una possibilità. È quella che il Comune di Reggio Emilia darà ai giovani e giovanissimi per coinvolgerli nella vita della comunità, risolvere i loro disagi e, soprattutto, renderli protagonisti del loro, e nostro, domani.

Il progetto si intitola “Chance”, e può contare su risorse di circa due milioni e mezzo di euro. Per elaborarlo ci sono voluti mesi – anche se la sua presentazione arriva proprio a poche settimane da quel video con cui Gani, giovane trapper del Villaggio Stranieri, ha sconcertato la città – ed è stato necessario l’apporto di diversi assessorati, che hanno messo a disposizione le proprie competenze e risorse.

«Si tratta – commenta il sindaco Luca Vecchi – del più importante progetto di innovazione sociale della città degli ultimi anni: un progetto di comunità che, attorno a un perno tipicamente socio-educativo, dovrà utilizzare e sperimentare anche altri linguaggi, strumenti e contesti a partire da quelli della cultura e della creatività, della musica e dello sport, mettendo a frutto il grande capitale sociale dei territori, dal volontariato ai centri sociali, dai laboratori di quartiere alle politiche di coesione sociale, al pari dei percorsi e progetti che hanno nel dialogo con le famiglie, nella cultura della legalità e nell’educazione civica il loro cuore».

Il progetto – che si rivolge ai giovani tra gli 11 e i 18 anni – si avvarrà della supervisione scientifica dell’Università di Modena e Reggio Emilia e sarà sottoposto a monitoraggi periodici per verificare l’andamento e l’efficacia delle varie iniziative. Infatti, se le prime azioni verranno messe in campo già dal prossimo mese, con altre che si aggiungeranno in autunno, la portata di questo impianto sarà misurata nel lungo periodo.

Il punto di partenza è cercare di risolvere l’emergenza socio-educativa coinvolgendo le famiglie, la scuola, il mondo dello sport, i servizi sociali ma anche i centri sociali, i presìdi culturali e chiunque abbia già a che fare con i giovani. «È fondamentale farlo subito – spiega il sindaco – perché questa emergenza era già presente prima della pandemia ma dalla pandemia è stata accresciuta». Dal monitoraggio effettuato dal Comune è emerso un quadro allarmante: tanti i giovani e giovanissimi che si ritrovano senza più punti di riferimento pomeridiani, e che passano le ore in strada, talvolta compiendo atti vandalici o di bullismo, altre ancora consumando alcol e sostanze stupefacenti o partecipando a liti e aggressioni. Episodi di disagio che non riguardano solo i ragazzi tra i 14 e i 18 anni ma anche i più piccoli, tra gli 11 e i 14 anni.

«Trovare risorse ed energie per prevenire, contenere e risolvere situazioni critiche è una priorità» assicura Vecchi, che aggiunge: «Il punto di arrivo di questo progetto non sarà questa giunta a valutarlo, perché i frutti verranno raccolti nel tempo anche tra molti anni». Nel mezzo ci sarà un percorso condiviso anche con chi, solitamente, voce non ha: i giovani. Che questa volta sono chiamati non solo a proporre ma anche a «incantarci con i loro talenti, il loro linguaggio, la loro capacità espressiva».

Si partirà in marzo andando a rafforzare la presenza di educatori e operatori sociali di strada, stabilendo contatti nuovi con i ragazzi e andando a consolidare quelli che esistono già. «Non aspetteremo che siano loro a venire da noi – ci tiene a sottolineare il sindaco – ma saremo noi ad andarli a cercare nei loro ambienti, mettendoci in ascolto, nella speranza di attrarre anche quei ragazzi che frequentano luoghi meno convenzionali, aiutando a vivere meglio loro e le loro famiglie e, ove se ne notino le avvisaglie, prevenire il disagio personale o diffuso e l’isolamento sociale». Per farlo si userà il linguaggio dei ragazzi: musica, sport, creatività. Proponendo concorsi musicali, laboratori e anche maggiori possibilità di praticare discipline sportive. Nello stesso tempo verrà condiviso un nuovo “patto di comunità” tra Comune e scuole superiori – sulla scia di quello stilato nel 2016 con gli istituti comprensivi – con proposte e azioni per rendere la scuola sempre più aperta e inclusiva.

Infine ragazzi e famiglie, ma anche enti pubblici, sistema scolastico, servizi sociali, il mondo dello sport, associazioni culturali, cooperative sociali e chiunque sarà interessato potranno partecipare al forum cittadino su “Giovani, educazione e culture giovanili”. Una palestra in cui allenare un nuovo schema di gioco, o addirittura creare le regole di un gioco nuovo. —

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