L’ex comandante licenziata ha fatto causa. L’Unione Val d'Enza è pronta a offrirle un altro lavoro

Cristina Caggiati è ricorsa al giudice del lavoro: l’ente cerca un accordo proponendole un nuovo posto nell’amministrazione

MONTECCHIO. Cristina Caggiati potrebbe tornare presto a lavorare per l’Unione della Val d’Enza. L’ex comandante dei vigili – licenziata in tronco per motivi disciplinari dopo l’esplosione dell’inchiesta che nel 2018 aveva travolto il suo comando – potrebbe essere reintegrata in altra funzione dopo aver fatto causa all’Unione, ente che sembra ora propenso ad un accordo visto che la posizione penale dell’ex poliziotta sembrerebbe più sfumata.

Una sonora retromarcia dopo l’allontanamento della funzionaria accusata di omessa denuncia e abuso d’ufficio in concorso con l’ex vicecomandante della polizia municipale locale, Tito Fabbiani, e della sua compagna, la collega Annalisa Pallai, accusati di aver usato il comando dei vigili per scopi privati. Fabbiani è accusato di concussione, abuso d’ufficio, peculato, omessa denuncia, truffa aggravata ai danni dello Stato e mobbing. Accuse a cui i tre stanno rispondendo ora a processo a Reggio, dove si sta svolgendo il dibattimento, accanto al quale è partita la causa parallela intentata da Caggiati davanti al giudice del lavoro, la dottoressa Silvia Cavallari. Una causa contro il licenziamento che la ex comandante della polizia municipale considera ingiusto e probabilmente sproporzionato.


L’Unione della Val d’Enza si è quindi difesa davanti al giudice del lavoro, salvo giungere ora – secondo quanto appreso – a un possibile accordo, al quale manca solo la firma, che potrebbe essere apposta nelle prossime settimane. Per Caggiati si tratterebbe di un reintegro nell’amministrazione pubblica della Val d’Enza in altra funzione, mantenendo il livello retributivo di funzionaria ma al di fuori del servizio di polizia municipale. L’ente troverebbe quindi un’altra collocazione, evitando così anche un eventuale risarcimento nel caso in cui soccombesse nel processo intentato contro il procedimento disciplinare che ha portato all’uscita di Caggiati così come degli altri due indagati, tutti licenziati dall’Unione.

Diverse infatti sono le trattazioni delle vicende: quella amministrativa, terminata con il licenziamento, resta distinta dalla vicenda penale, che è peraltro ancora in corso, anche se parte delle indagini sono state comunque acquisite nel processo davanti al giudice del lavoro, propenso ora per l’accordo che eviterebbe altre uscite monetarie per l’Unione. Fatto non secondario, visto che l’ente che raccoglie i Comuni della Val d’Enza deve giocare in difesa sul bilancio. Ha dovuto accantonare infatti gli stipendi dei tre ex dipendenti, perché in caso di reintegro per decisione del giudice, l’ente pubblico sarebbe chiamato a restituire stipendi e spettanze non versate. E qui si incrociano i tanti problemi dell’Unione, visto che ad essere stati licenziati ci sono anche gli indagati dell’inchiesta “Angeli e Demoni” sui presunti affidi illeciti. Un altro fronte caldo e non ancora giunto al termine dei percorsi sia disciplinari che giudiziari. —

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