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Colpi di pistola in pieno giorno in via Fano. La testimone: «Sparati dall'interno di un’auto scura»

È successo poco dopo le 15. Accorsi i poliziotti, che hanno raccolto quattro bossoli esplosi forse da una scacciacani

REGGIO EMILIA. Un’auto scura di grossa cilindrata che rallenta, un braccio piegato a novanta gradi che spunta dal finestrino, una mano che impugna una pistola e spara in aria diversi colpi.

Pochi secondi, prima che la misteriosa macchina sgommi via. È la scena descritta da una spaventata testimone oculare che oggi pomeriggio, sabato 6 febbraio, ha allertato il 113 facendo accorrere in forze al quartiere Foscato la polizia di Stato: gli esperti della Scientifica hanno raccolto ed esaminato quattro bossoli esplosi da una scacciacani.


Questo l’inquietante fatto, dai contorni tutti da chiarire, che nel primo pomeriggio ha allarmato i residenti di via Clelia Fano, la laterale di via Gorizia già teatro, in passato, di fatti di cronaca nera.

Erano le 15.15 quando alla centrale operativa della questura di Reggio Emilia è arrivata la telefonata concitata di una donna di 30 anni. Dall’altra parte della cornetta non c’era una residente, bensì una passante intenta a fare una camminata: via Fano termina con uno sterrato in aperta campagna che porta all’istituto Zanelli a Coviolo, ed è quindi molto frequentata dagli amanti della corsa. Al sabato pomeriggio sono talmente numerosi, che molti si sono fermati formando dei capannelli e chiedendo il perché della presenza massiccia di forze dell’ordine.

Sul posto sono accorse ben tre volanti, compreso il dirigente Carlo Maria Basile. Gli agenti hanno transennato il tratto di strada compreso tra i numeri civici 1 e 4, davanti a un’abitazione privata che è anche la sede, nel cortile interno, dell’Emporio del Cioccolato, mentre dall’altra parte si trova la pizzeria Piccola Venere (chiusa) e il viottolo ex sede di Casamatti.

Delimitata la scena, sono subentrati i colleghi della Scientifica, che hanno posizionato i cartellini per segnalare e fotografare l’esatta posizione dei bossoli: ne sono stati rinvenuti quattro, tutti prelevati per essere sottoposti all’analisi balistica. Pare che si tratti di una pistola a salve, una scacciacani.

La trentenne – unica testimone oculare, al momento – è stata ascoltata dai poliziotti. Ha raccontato di aver visto una macchina di colore scuro di grandi dimensioni, forse una station wagon, rallentare fin quasi a fermarsi, con quella pistola spuntata dalla parte del guidatore che ha sparato i colpi in aria.

Tuttavia, poiché la donna si trovava a metà di via Fano e la vettura all’inizio, vicino alla rotonda con l’antenna, a circa 300 metri di distanza, la sua visuale è stata parziale: la trentenne non ha potuto annotare la targa dell’auto (non si leggeva a quella distanza) e non ha saputo indicare con precisione il modello, né se a bordo ci fossero altre persone oltre al conducente.

Quanto riferito dalla testimone è senza dubbio veritiero, ritengono gli investigatori; tanto che la trentenne potrebbe essere convocata a breve in questura dalla Squadra Mobile, alla quale passa l’indagine.

Più arduo fornire una lettura dell’accaduto: gli stessi investigatori si guardano bene dall’azzardare ipotesi, ritenendolo prematuro.

In attesa dei risultati di laboratorio, che forniranno elementi più certi, restano solo le congetture.

Si è trattato di una bravata? Un atto dimostrativo se non intimidatorio? Di qualcuno che voleva “provare” la scacciacani? In quest’ultimo caso, però, la scelta di tempo e luogo (un quartiere residenziale, sebbene periferico e isolato, con diverse attività, di sabato e in pieno giorno, per di più con così tante persone di passaggio) non sarebbe delle più azzeccate. —

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