«Pena rapida per l’omicida di mia madre»

Donna assassinata dall’ex compagno in Argentina, parla la figlia Linda Grizzi: «Voglio giustizia e poter posare un fiore sulla tomba»

CANOSSA. A soli 24 anni, in poche settimane ha conosciuto il dolore di due lutti per persone a lei vicinissime e care come il fratello più piccolo e la madre, per di più in circostanze molto tragiche. E ora Linda Grizzi chiede giustizia. Nonostante la giovane età, è mamma di una bimba di 3 anni che cresce grazie all’aiuto del padre Vittorio, con il quale vive a Canossa.

Martedì mattina è stato proprio lui a comunicarle, con una telefonata dall’Ungheria, dove in questi giorni si trova per motivi di lavoro, che la mamma “Lily” – Liliana Beatriz Stefanatto, 54enne per lunghi anni residente a Canossa, dove si era sposata e aveva avuto i suoi due figli prima di decidere di ripartire – era stata uccisa, massacrata con un colpo infertole alla testa con un oggetto pesante, una mazza, forse un martello. L’arma non è stata ancora ritrovata.


L’omicidio è avvenuto lunedì sera a Santa Maria, una paese vicino a Cordoba, in Argentina, dove Linda e il fratello Andrea Grizzi, morto in un incidente in moto lo scorso 13 dicembre a Canossa, hanno vissuto con la mamma per diversi anni. Arrestato in poche ore l’uomo che si sospetta abbia compiuto il delitto, Ignazio Emilio Aldeco, 45 anni, con il quale la donna pare abbia avuto in passato una relazione.

«È un periodo troppo difficile, questo. Per noi non c’è speranza... », si lascia sfuggire Linda mentre racconta la sua doppia tragedia.

Si è fatta un’idea di quello che è successo a Santa Maria?

«Purtroppo sappiamo poco. Conosciamo le cause della morte: commozione cerebrale per un trauma alla testa, provocato da un oggetto pesante, una mazza o un martello. E sappiamo che lui ora è in carcere, e probabilmente avrà il massimo della pena: ci sono elementi che lo incastrano. Ma questo è presto per dirlo. Ci vorrà almeno una settimana perché le cose siano più chiare».

Conosceva Aldeco?

«L’ho incontrato solo una volta anni fa. Lui e mia mamma si erano frequentati, ma non so quanto fossero stati una coppia. Non posso farmi un’idea di chi sia. Ma ha inscenato il ritrovamento del corpo di mia madre: credo sia vittima di una specie di senso di colpa che è tipico in questi casi».

Come fa a dirlo?

«Studio criminologia. Quell’uomo è tornato sul luogo del delitto e si è finto preoccupato perché non sentiva mia madre. È andato dalla vicina di casa che sapeva avere una copia delle chiavi e ha chiesto di aprire l’appartamento. È così che l’hanno trovata. Voleva essere arrestato e non ha opposto resistenza».

Che rapporti aveva con sua madre?

«Per qualche anno ho vissuto con lei e con Andrea in Argentina. Poi ho deciso di tornare, mentre Andrea è rimasto con lei ancora un po’. Ci chiamavamo sempre. Anche il giorno prima dell’omicidio».

Le è sembrata preoccupata per qualcosa?

«No. Era tranquilla come sempre».

Ora cosa vorrebbe?

«Vorrei andare sulla tomba di mia madre. È già stata sepolta in Argentina, come diceva sempre di desiderare. Presto partirò. E vorrei giustizia, e che chi si occupa del caso si mettesse in contatto con me. Ora so le cose tramite uno zio. Vorrei che quell’uomo avesse in tempi rapidi la punizione che merita». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA