Tubi di cemento nel torrente: «Un’opera scellerata deturpa il Dolo»

I giganteschi tubi affiorano dall’acqua del torrente Dolo o sono in stato di disfacimento e abbandono sul greto del corso d’acqua

Toano, enormi condutture fuori dall’acqua: sono della centrale idroelettrica. La denuncia di Ggev e Comitato per la difesa del torrente

TOANO. Nel 2014 era stata un’opera molto discussa e criticata, da un comitato popolare che si era costituito appositamente. Ma l’opera era andata avanti comunque. Almeno parzialmente. Sì, perché oggi dell’impianto ulteriore per la produzione di energia idroelettrica che doveva essere realizzato a valle della centrale di Farneta, sul letto del Dolo, restano solo tubi che deturpano il paesaggio.



A denunciarlo sono le Guardie giurate ecologiche volontarie di Reggio Emilia e il Comitato per la difesa del torrente Dolo di Cerredolo, che allora si oppose all’opera. «Se vi trovaste a camminare lungo la pista che dal Pioppeto di Cerredolo porta alla centrale di Farneta – spiegano – vi trovereste davanti uno spettacolo allucinante: enormi tubi verosimilmente in vetroresina sparsi lungo il corso del torrente Dolo. Alcuni interi, alcuni frantumati e altri simili a enormi cannoni che puntano il cielo sollevati dalla forza dell’acqua. Uno scenario impressionante, visibile anche dal ponte sul Dolo. Simile a un bombardamento. Sono tubi lunghi una decina di metri, con un diametro di oltre un metro e mezzo che la forza del torrente in piena ha strappato dalla linea di condotta forzata dell’impianto».



Prosegue la nota: «Come è avvenuto in passato, il Dolo ha rigettato ciò che l’uomo gli ha imposto. Nel 2012, nonostante le proteste dei cittadini, è stato accolto il progetto e negli anni successivi si è portata a termine la costruzione dell’opera: una centrale idroelettrica a condotta forzata che prevedeva 6 chilometri di tubi interrati nel letto del torrente. Durante tutto il periodo di costruzione e attività della centrale il Dolo, quasi a condividere le proteste dei cittadini, ha causato ritardi e danni all’impianto. In virtù dell’accaduto, viene da chiedersi: ma era proprio necessario? Considerati i rischi e l’impatto ambientale, ne valeva la pena?».

Le Ggev e il Comitato di difesa del Dolo puntano il dito anche contro il mancato introito economico del Comune: «Con l’ultima convenzione, il Comune di Toano cede parte degli introiti convenuti in precedenza col gestore per contribuire ad eventuali spese di manutenzione e ripristino di opere in alveo. I costi di costruzione, manutenzione e ripristino e il conseguente impatto ambientale sollevano forti dubbi sulla validità dell’opera, sia economicamente che ecologicamente. Persino delle promesse depurazioni degli scarichi civili presenti lungo il tratto, necessarie a migliorare la qualità delle acque, come tra l’altro previsto in progetto, non se ne trova traccia».

Il progetto originario prevedeva la captazione di una parte dell’acqua rilasciata dalla centrale di Farneta (nel Comune di Montefiorino, a Modena) per produrre ulteriore energia, incanalando l’acqua in una nuova conduttura di circa sei chilometri di lunghezza, in territorio toanese, arrivando poi fino a Cerredolo.Già all’epoca il comitato denunciava «l’impatto territoriale di questo progetto, la devastazione ambientale e il degrado che apporta al territorio. Cerredolo è stato attraversato da due tipi di scavi: uno della Centrale della Cev di Padova, lungo circa sei chilometri, e l’altro che attraversa in senso verticale la borgata di Guarana, e che attraverso altri tre chilometri circa di tubi dovrebbe portare l’energia sviluppata all’apice della collina di Massa di Toano». Ora la situazione del greto del torrente evidenzia soltanto ricadute negative.