«Non è solo un problema di repressione, i genitori imparino a conoscere i loro figli»

Identificati e multati i partecipanti alle riprese nel Villaggio Stranieri. Il questore: «Sanzionare è doveroso, ma i giovani vanno capiti e aiutati». Poma: «Spero che ora imparino dagli errori»

REGGIO EMILIA. Sanzionare, reprimere e far rispettare la legge è «doveroso». Ma non ci si deve dimenticare che tutti i ragazzi coinvolti nella vicenda del video al Villaggio Stranieri sono minorenni o da poco maggiorenni, e per questo, vanno «capiti a aiutati, con la collaborazione di tutti, famiglie comprese. Non può essere un compito solo di polizia». Seduto nel suo ufficio, al secondo piano di via Dante, il questore Giuseppe Ferrari racconta la sua visione sulle indagini condotte dopo la pubblicazione della clip musicale su YouTube e sul fenomeno, molto più esteso, del disagio giovanile.

I protagonisti di quegli assembramenti, spiega il questore, «sono ragazzi. Alcuni minorenni, altri maggiorenni da poco. Per questo è necessario interagire con i genitori e lo abbiamo fatto con tutti, anche con chi ha più di 18 anni. La divisione anticrimine ha contattato le famiglie e poco alla volta sono venute tutte in questura. Quello che stiamo cercando di fare, perché il lavoro ancora non è ancora concluso, è mettere al corrente i genitori, spesso ignari dei comportamenti dei figli».


Comportamenti che, ribadisce Ferrari, «sono gravi. Soprattutto in questo momento e in una provincia così duramente colpita dal Covid. In caso di minori abbiamo interessato i servizi sociali, mentre per i maggiorenni abbiamo poi passato i casi alla polizia locale per la parte delle sanzioni. Ma, al di là dell’aspetto repressivo, serve porre molta attenzione ai giovani e occorre mettere in campo un grande lavoro in cui io credo molto. Bisogna agire insieme: Questura e forze dell’ordine, servizi sociali, genitori, dobbiamo agire con le scuole che per fortuna ora stanno riaprendo».

Insomma, scandisce con decisione il questore, «non deve essere un problema solo della polizia. È un’età in cui siamo passati tutti e tutti dobbiamo ricordarci di chi durante l’adolescenza ci ha aiutato a superare momenti difficili. Per quanto doveroso sia, dispiace a tutti sanzionare dei ragazzi e infatti non è quello il fine: bisogna cercare di capirli e soprattutto far capire alle famiglie che devono seguirli».

Dal canto sua la Questura reggiana, prosegue Ferrari, la sua parte la sta già facendo: «I miei agenti cercano di stare sempre di più fra i ragazzi, svolgendo così due funzioni. Da un lato dissuadere chi vuole delinquere e dall’altro dare sicurezza a quelli che vogliono stare con gli altri divertendosi e hanno diritto ad avere qualcuno che possa aiutarli e, se necessario, difenderli. Ma, ribadisco, non ci possono stare solo i poliziotti e so ad esempio che la tematica sta molto a cuore anche al Comune».

Per questo, in fondo, la speranza è che questa raffica di sanzioni, tutta l’attenzione che ha avuto il “caso” Villaggio Stranieri, siano servite a riportare sulla retta via alcuni di questi adolescenti. «Speriamo che sia servito – si augura il questore –. Io so che non è stato tempo perso, che ne è valsa la pena. Ciò che abbiamo fatto andava fatto, e non solo per dare una doverosa risposta alla città. Se anche solo il 50 per cento di questi ragazzi ha colto il segnale, allora abbiamo già ottenuto un risultato».

Una speranza condivisa anche dal comandante della polizia locale di Reggio Emilia, Stefano Poma, che ha coordinato i suoi uomini durante l’indagine condotta in collaborazione con la Questura.

«Mi auguro che tutto questo serva a far capire loro che hanno sbagliato – spiega – ma se voglio rimanere con i piedi per terra sono convinto che su qualcuno abbiamo inciso in modo positivo e su qualcuno in modo opposto. Ma quando riusciamo ad agire anche solo su una percentuale delle persone coinvolte è già qualcosa. Sicuramente l’indagine è servita per far rispettare la legge, che è il compito che io sono chiamato a svolgere».

Un’indagine largamente facilitata, prosegue il comandante, «grazie a un’idea del questore. Già dai primi di dicembre avevamo attivato in sinergia una serie di azioni di controllo del territorio incentrate sui giovani. Stavamo già tracciando i gruppi di ragazzi che frequentano la città e grazie a questo eravamo già pronti quando è capitato quel fatto il 18 dicembre, al Villaggio Stranieri. Un ottimo lavoro che ha permesso di identificare una discreta parte di quel gruppo già sul posto». —

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