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«Le frazioni sul Secchia passino a Castellarano. Referendum per spostare i confini di Baiso»

La mappa dei confini tra Castellarano e Baiso

Lo chiedono Pederzoli e Panciroli di Fdi. Il sindaco Corti: «Idea da bar. In questo periodo poi è davvero fuori luogo»

CASTELLARANO. La proposta arriva da Fratelli d’Italia, circolo delle zone ceramiche intitolato al magistrato ucciso dalla mafia Paolo Borsellino: indire un referendum per chiedere che le frazioni di Baiso che sono sull’asta del Secchia – Muraglione, Levizzano, Lugo, San Cassiano, Debbia e Ponte Secchia – passino a Castellarano. Una provocazione? «No – assicura Fabio Pederzoli, presidente del circolo, che con Andrea Panciroli, responsabile del tesseramento (che è di Lugo), lancia la proposta –. È una progettualità alla quale stiamo lavorando da oltre un anno».

Fabio Pederzoli, presidente del circolo di Fratelli d’Italia delle zone ceramiche

Perché le sei località dovrebbero, o vorrebbero, lasciare Baiso per annettersi a Castellarano? «Perché sono conformi per ragioni territoriali, sociali e storiche al Comune di Castellarano, che meglio garantirebbe loro accessibilità ai servizi in termini di fruibilità logistica – spiega Pederzoli, che è anche grande appassionato di storia locale –. San Cassiano, Roteglia, Castellano, San Martino in Rio sono stati per secoli feudo di un ramo cadetto di casa d’Este. I tre castelli di Castellarano, San Cassiano e Roteglia tra il 1490 e 1752 sono stati collegati tra loro da un’unica amministrazione».

Andrea Panciroli, responsabile dei tesseramenti, ha sottoscritto l’iniziativa di chiedere un referendum per spostare i confini del Comune di Baiso


Ma per Pederzoli ci sono anche elementi più attuali per auspicare lo spostamento dei confini. «L’appartenenza di quei territori al Comune di Baiso è da ricercare esclusivamente in ragioni politiche, che nulla hanno a che vedere con una corretta e funzionale amministrazione. Questi territori, pensiamo a Muraglione, sono collegati alla zona industriale confinante; diciamo che sono conferme con quella zona industriale di Castellano. È un controsenso territoriale che abbiano questa conformazione territoriale – evidenzia Pederzoli –. So che le questioni di confine sono delicate, però, se uno guarda la cartina, intervista la gente del posto, scoprirà che la loro vita sociale, dalle scuole agli svaghi, anche la vita lavorativa, fare la spesa, per il 90 per cento è collegata al Comune di Castellarano. Baiso naturalmente ha una sua importanza territoriale, ma queste zone così sono penalizzate, sono troppo lontane rispetto al baricentro di Baiso».

Il sindaco di Baiso, Fabrizio Corti, è nettamente contrario all’idea


E allora la proposta: «Ascoltiamo i cittadini, chiediamo loro. Non vogliamo che tutto questi passi come una provocazione, nemmeno che sia una contrapposizione politica destra contro sinistra, facciamolo dire a loro, siano Baiso e Castellarano a dare voce ai cittadini». Ma sul punto, e sulla proposta, il sindaco di Baiso, Fabrizio Corti, ha le idee molto chiare. «Non credo proprio che sia una proposta seria, mi sembra una proposta uscita da un bar – attacca –. Quella, e lo dico con rammarico, di un circolo politico che spera così di avere un po’ di visibilità. Tra l’altro senza alcun fondo di analisi territoriale».

Per Corti, non ci sono elementi di natura storica. Ricorda infatti che il feudo dei Da Baiso era costituito da Baiso, Levizzano, Cassòlo, San Cassiano, Debbia e Serra. «E Francesco Livizzani era marchese di Levizzano e Baiso – sottolinea –. Poi, con il decreto Farini del 1859, nasce l’unità territoriale del Comune di Baiso». Inoltre Corti pone l’attenzione su aspetti molto più attuali, e concreti. «Ci sono questioni che toccano più la pancia della gente che non mi sembra abbiano analizzato – sottolinea – che riguardano la conformità del territorio: 75 km quadrati di territorio per il 75 per cento agricolo. Quindi la funzione agricola è prevalente. E nei territori montani come Baiso ci sono agevolazioni ai territori agricoli: non si paga l’Imu sui terreni agricoli. Se passano sotto Castellarano, non ci vedo un ritorno economico da parte di chi lavora sul nostro territorio entrare in un Comune industrializzato. A San Cassiano e Levizzano non ci sono ceramiche, ma mucche. E purtroppo frane... Poi è chiaro che se si parla di confini, c’è sempre una punta più lontana e un’area più vicina al capoluogo...».

Insomma, la proposta di un referendum è respinta al mittente. Anzi: «Se vogliono proporre qualcosa di interessante per la promozione del territorio ben vengano, ma parlare di divisioni in un momento in cui bisogna restare uniti è davvero fuori luogo» conclude.