«Ma quale gogna mediatica? Hanno indagato tre procure»

CASO AFFIDI: L’ORDINE DEI GIORNALISTI REPLICA AD APONTE 

REGGIO EMILIA. «Tre procure, non i giornalisti, hanno aperto i procedimenti. Cosa avremmo dovuto fare: non dire nulla, contravvenendo così ai principi fondamentali della nostra professione?».

È la risposta dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, con un intervento firmato dal segretario del consiglio Antonio Boschi, a un passaggio della relazione del presidente vicario della Corte d’appello, Roberto Aponte, pronunciata per l’apertura dell’anno giudiziario.


Riferendosi al “caso affidi” scoppiato a Bibbiano, nella relazione si è parlato di «gogna mediatica» per i giudici minorili e si dice che il Tribunale per i minorenni «è stato fortemente e negativamente condizionato in termini di delegittimazione dai riflessi riverberati dalle deprecabili fughe di notizie... nonché da una vera e propria strumentalizzazione, ad opera di gran parte dei media, dell’inchiesta».

Ma per l’Ordine dei giornalisti si tratta di «una tirata d’orecchie che la nostra categoria in questo caso non merita proprio, anche perché non bisogna confondere la polemica politica che è scaturita su Bibbiano con i fatti rigorosi di cronaca riportati dai colleghi: nessuna notizia di questa vicenda è stata a oggi rettificata».

E proprio queste notizie mai smentite «riportate dai media, avrebbero potuto costituire l’occasione per aprire un serio confronto tra tutti gli attori coinvolti: politica, istituzioni, magistratura, servizi sociali. Un confronto aperto che l’Odg dell’Emilia-Romagna auspica si possa tenere come momento di crescita culturale e professionale per tutta la categoria».

Ancora una volta, invece, scrive ancora Boschi, «sembra di assistere alla solita vecchia storia: “Quando non sai a chi sparare prendi la mira su un giornalista che tanto nessuno si lamenta”. Ma siamo proprio sicuri che la causa di tutti i mali siano alcuni giornalisti che hanno narrato gli episodi di brutalità contro ragazzini inermi? Quale giornalista venuto a conoscenza dei fatti di Bibbiano avrebbe potuto tacere la notizia?».

Alberto Bizzocchi, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, e Giuliano Braglia, responsabile cittadino per le politiche familiari e affidi di Fratelli d’Italia, rincarano la dose nei confronti di Roberto Aponte: «Il fatto che il magistrato che ricopre il ruolo più alto nella nostra Regione si esprima su fatti ora a giudizio di primo grado e con una condanna già comminata ha l’aria di un’indebita, intollerante pressione sui giudici di primo grado, ai quali viene fatta presente una precisa interpretazione del Tribunale di grado superiore tramite il suo vertice».

«Questa presa di posizione sulla stampa – aggiungono Bizzocchi e Braglia – appare a tutti gli effetti come un anticipo di sentenza di appello. Agli occhi di Fratelli d’Italia, questa dichiarata rinuncia alla “terzietà” di un magistrato giudicante in nome di una presunta “autodifesa corporativa”, che vorrebbe pure obbligare l’opinione pubblica e la politica al silenzio, è gravissima». —

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