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Strage di Bologna, crac dell’Ambrosiano e legami Bellini-Sisti: la Procura Generale va subito all’attacco

Al via la fase delle discussioni nella terza udienza preliminare. L’accusa sull’ex Primula Nera: «Grave quadro indiziario»

BOLOGNA. Il fiume di soldi legato al crac del Banco Ambrosiano e usato per finanziare la strage, gli ormai noti rapporti fra il padre di Paolo Bellini, Aldo, e l’allora procuratore di Bologna, Ugo Sisti. E poi: il misterioso assassinio, avvenuto a Londra il 16 settembre 1982, di Sergio Vaccari, un antiquario ritenuto legato al contesto dell’eversione nera dell’epoca. E ancora: gran parte della lunga carriera criminale della Primula Nera reggiana, Paolo Bellini, a cominciare dalla militanza in Avanguardia Nazionale ai tempi dell’omicidio Campanile, passando per le relazioni con altri gruppi dell’eversione nera, come i Nar e Terza posizione. E infine i sospetti sull’alibi della Primula Nera, che ha sempre sostenuto di trovarsi il 2 agosto 1980 al Passo del Tonale: un alibi vacillato con le nuove indagini, anche attraverso la testimonianza della sua ex moglie, che ha riconosciuto in Bellini il volto estrapolato dal Super8 girato in stazione la mattina dell’attentato.

Paolo Bellini e la strage di Bologna, le indagini sulla Primula Nera nel processo mandanti



È stata una terza udienza preliminare fiume, iniziata alle 10.30 e proseguita fino a pomeriggio inoltrato, quella di ieri davanti al gup, Alberto Gamberini, nell’ambito del processo mandanti sulla strage in stazione del 2 agosto 1980, durante la quale – a porte chiuse – è entrata nel vivo la fase della discussione. Principale imputato la Primula Nera reggiana, Paolo Bellini, che per gli inquirenti è il quinto uomo, colui che portò la bomba in stazione. Secondo l’accusa, Bellini agì in concorso con i Nar condannati e con Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi. Questi ultimi, deceduti, sono ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori dell’attentato. Bellini – che si è sempre proclamato estraneo all’attentato e ieri non era presente in aula – è in attesa dell’esito della richiesta di rinvio a giudizio a suo carico avanzata dalla Procura generale, rappresentata dai magistrati Umberto Palma e Nicola Proto, e dall’avvocato generale, Alberto Candi. La discussione è stata avviata proprio con la ricostruzione dell’inchiesta da parte dei magistrati della Procura Generale: circa due ore di requisitoria in cui sono stati ripercorsi i principali punti su cui si sono fondate le nuove indagini, come il flusso di denaro necessario per la strage, la sua provenienza e una serie di eventi ritenuti legati all’attentato, fra i quali l’assassino di Vaccari, trovato accoltellato in casa a Londra tre mesi dopo il ritrovamento del cadavere di Roberto Calvi, il 18 giugno 1982 sempre a Londra, impiccato sotto il ponte dei Frati Neri.

«Abbiamo inoltre accentuato i legami che c’erano tra Bellini e l’ex procuratore della Repubblica di Bologna, Ugo Sisti», spiega l’avvocato generale Alberto Candi. Sisti, ex procuratore e poi capo del Dap, venne sorpreso all’indomani dell’attentato nell’albergo della Mucciatella della famiglia Bellini, finendo a processo per favoreggiamento nella latitanza della Primula Nera e venendo poi prosciolto. Fra i rapporti fra la famiglia Sisti e quella di Bellini, nelle indagini è anche emersa un’attività di compravendita fra la sorella dell’ex procuratore, Fernanda, e il padre di Bellini, Aldo, oggetto nel 1982 di un procedimento civile, al Tribunale di Ancona, su cui si sono ora addensati i sospetti del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza. L’accusa è tornata anche sul rigetto del Gip della richiesta di custodia in carcere per Bellini. Per Candi, in ogni caso «è stata riconosciuta la gravità del quadro indiziario a suo carico».

Nel pomeriggio, a prendere parola sono state le parti delle civili, che attraverso Andrea Speranzoni, legale dell’associazione dei familiari delle vittime, poco prima di rientrare in aula hanno giudicato il lavoro dei magistrati particolarmente «meticoloso». Lunedì prossimo, invece, sarà la volta delle difese. Oltre a Bellini, in attesa dell’esito di richiesta di giudizio ci sono anche l’ex carabiniere Piergiorgio Segatel (unico imputato presente ieri in aula, è accusato di depistaggio), e Domenico Catracchia, amministratore di condominio di immobili in via Gradoli a Roma (false informazioni al pm al fine di sviare le indagini). Per depistaggio era indagato anche l’ex generale del Sisde Quintino Spella, 92 anni, deceduto lo scorso gennaio. Su Spella è stata emessa ieri sentenza di non luogo a procedere per morte dell’imputato, con estinzione del reato. —

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