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Collezionista da oltre 70 anni: «Perché tutto racconta una storia»

. Amarenzio Giroldi mostra la pagina di un quotidiano con notizie dedicate a Campegine: tutto quanto riguarda il suo paese è al centro della sua collezione

Campegine, l’ex falegname Amarenzio Giroldi apre la sua bottega piena di cimeli legati alla comunità

CAMPEGINE. Ha compiuto 88 anni in questi giorni l’ex falegname Amarenzio Giroldi, detto Mareinsi. Antiquario, collezionista di cimeli di guerra, studioso di storia locale, poeta dialettale, inventore di scherzi e burle: Giroldi è un personaggio importante per il paese di Campegine, che lo ha visto da giovane protagonista anche come attore di commedie dialettali, burlone e amante di scherzi paesani, nonché eterno giocherellone e un grande appassionato di storia locale. La sua bottega a Campegine è piena di attrezzi antichi: è un vero e proprio museo dove si possono trovare anche oggetti della prima Guerra Mondiale, dell’arte popolare e contadina, collezioni di diverse stampe del passato, vecchi pezzi di giornale e tanto altro ancora: come l’antico stemma del Comune di Campegine.

La parete della sua bottega: qui si trova ogni sorta di attrezzo legato al mondo dell’agricoltura e non solo


Come è nata questa passione?
«Sono nato negli anni Trenta, precisamente nel 1933. Ho vissuto guerra e povertà di quegli anni. Sono nato e cresciuto a Campegine perciò sono e rimarrò fino alla fine un amante della storia del mio paese».

Lei conserva il primo stemma del Comune di Campegine, che storia racconta?
«Lo stemma è un oggetto che ho molto a cuore perché è nato nel lontano 1861, anno in cui nacque il Comune di Campegine. Non saprei chi ha disegnato allora lo stemma, ma è importante perché è stato il primo oggetto messo a muro nel mio Comune. Conservo anche una foto molto vecchia, in bianco e nero, dove sono seduti i primi dipendenti comunali di allora e un bambino che allora teneva in mano la bandiera: era la prima giunta campeginese».

La fotografia della prima giunta di Campegine: uno dei cimeli a cui è più affezionato


Ci parli della tua bottega che è così ricca di storia.

«Da giovane ho sempre avuto la passione per gli oggetti, così dal ‘46 e in poi ho deciso di raccogliere tutto. Sono cresciuto con l’idea che non si butta via niente perché ogni cosa dentro contiene un valore storico, perciò con grande passione e amore soprattutto per la storia del mio paese ho iniziato la mia raccolta creando la mia bottega».

E qual è la storia raccontata dai suoi oggetti che le sta più a cuore?
«In passato sono finito sulla stampa locale per aver raccolto e testimoniato una storia molto particolare: ho trovato e conservato il diploma di consegna di una medaglia della battaglia di Monte Santo del 7 novembre del 1918 appartenente a un ex militare reggiano che è vissuto fino al 1973 a Castelnuovo Sotto, il caporale Girolamo Incerti. La storia di Incerti inizia nel luglio di 1895 quando nasce nella provincia di Reggio, e viene arruolato presso il 67esimo Reggimento Fanteria di Como. Il caporale grazie al suo valoroso coraggio, conquistò la medaglia d’argento nella battaglia di Monte Santo che contribuì a rompere il fronte austroungarico e dare il via alla liberazione di Isonzio e Istria. Questa storia che parla di valori e coraggio mi ha affascinato molto».

. Un’altra parete di oggetti collezionati che raccontano un’altra epoca della storia locale attraverso le insegne


Nella sua bottega ci sono anche tanti attrezzi appesi al muro oramai sconosciuti, ci può spiegare da dove provengono?
«Sembra davvero che tutto questo provenga da un mondo lontano: si tratta di attrezzi da lavoro particolari, quasi tutti in ferro che raccontano un pezzo dell’arte contadina di allora. Ma ci sono cimeli dell’arte popolare, attrezzi che i nostri genitori tenevano in casa, legati ad usanze del mio paese che ora sono quasi sconosciute, legate al mondo dell’agricoltura e della falegnameria, attrezzi casalinghi delle nostre nonne che facevano tutto in casa e tanto altro».

In passato ha pubblicato anche dei libri, di cosa parlano?
«Uno si intitola: “Campegine attraverso le cartoline d’epoca”, che contiene alcune mie cartoline personali che conservo negli anni. Sono vecchissimi scatti che provengono dalle vecchie feste del paese come le sagre e le fiere, dal sagrato della nostra chiesa dove tutti si recavano di domenica, dalle diverse feste dialettali in piazza che raccontano luoghi e personaggi del posto. Poi c’è un altro libro a cui tengo molto che si intitola “Campesen in rima”, sono tutte poesie scritte da me in dialetto che Giovanni Cagnolati ha tradotto in italiano».

Amarenzio Giroldi, nonostante il tempo che è passato, conserva ancora quella immensa curiosità che lo ha spinto a iniziare questa originale collezione. Il suo è lo spirito di un inguaribile romantico che raccoglie oggetti convinto che anche la più piccola delle storie che ciascuno racconta sia importante da conservare. Lui stesso racconta ancora aneddoti, burle, storielle e rime in dialetto di una Campegine che, forse, non c’è più.