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«Mille volte grazie al maresciallo che ha salvato me e il mio bambino»

La mamma del piccolo rimasto chiuso in casa da solo e salvato dal comandante della stazione locale dei carabinieri. A dare l’allarme era stato un ragazzino di 10 anni

Miriam Figliuolo

FABBRICO. Ha sentito il rumore forte della porta di casa che si chiudeva sbattendo, dietro alle sue spalle, mentre lei era appena uscita per riporre fuori le scarpine del figlioletto di 26 mesi, al rientro da una passeggiata. E subito è stato il panico, per Hardeep Kaur, giovane mamma di 26 anni, di origine pakistana, pensando alle chiavi che aveva appena riposto nel portaoggetti nell’ingresso.



Il bimbo, con la vivacità tipica della sua età, con un movimento repentino l’aveva chiusa fuori di casa, e lui era rimasto dentro da solo.

A portare soccorso a mamma e figlioletto, grazie anche alla tempestività di un altro bambino, di 10 anni, vicino di casa della donna, è stato il maresciallo Crescenzo Altamura. Dopo avere allertato i vigili del fuoco, non ha voluto rischiare ad attenderli. Si è arrampicato su una sedia ed è entrato in casa attraverso una piccola finestrella ad oblò del bagno, aperta a fatica con un attrezzo rimediato da un vicino, e ha finalmente raggiunto il piccolo impaurito e piangente, riconsegnandolo così alla sua mamma.

«Ho fatto solo il mio dovere», ha detto poi il militare che è di stanza in paese da circa un anno. Per aggiungere poi: «Sono papà anche io, di una bimba di otto anni. Qualsiasi altro padre avrebbe fatto la stessa cosa». La verità è che quando il bambino di 10 anni, vicino di casa di Hardeep ma anche del maresciallo, è corso a chiedere aiuto lui è stato pronto a non sottovalutare per nulla la richiesta. «Maresciallo corra, un bimbo… un mio vicino di casa… un mio amico… è rimasto chiuso in casa e la mamma non riesce ad aprire la porta… È molto piccolo, lo aiuti!», gli ha detto trafelato davanti alla porta della stazione dei carabinieri. Così anche il bambino, che aveva assistito a quanto successo, in un attimo si era reso conto della gravità della situazione, davanti alla mamma ormai disperata e con le urla del bimbo che piangeva dentro casa.



Potremmo definirla una storia di ordinario eroismo, o forse solo un esempio di sana normalità. Che, se anche con colori e linguaggi diversi, ci parla di altri tempi, di una dimensione in cui fare parte di una comunità significava, e a Fabbrico significa ancora, potere contare, quando si è in difficoltà, sull’aiuto rapido del vicino di casa, del farmacista, del dottore come del maresciallo del paese.

«Quando ho riavuto il mio bambino tra le braccia sono stata tanto felice – racconta la mamma dopo la disavventura –. E ho ringraziato mille volte il maresciallo. I vicini sono usciti tutti, ma eravamo solo donne e bambini. Senza di lui, non avremmo saputo come fare».

«Avrebbe potuto succedere qualsiasi cosa – prosegue il racconto –. Mio figlio poteva farsi male. Ho pensato alle finestre. Siamo al terzo piano. Avevo chiuso tutto, come faccio sempre, ma mio figlio era solo in casa e io non avevo le chiavi. Lo sentivo piangere. Quando il maresciallo è entrato, lui era seduto sul letto. Da fuori ero riuscita a convincerlo a stare lì fermo, per fortuna...». Lo racconta mentre gli occhi nerissimi del suo bel bambino si guardano intorno un poco incuriositi e, per nulla intimorito, chiede, furbetto, ancora un po’ di confetti colorati. È già diventato la mascotte della caserma. E non poteva essere altrimenti. —

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