Falsi fallimenti e reati finanziari, 46enne arrestato e sequestrati beni per 1 milione di euro

Sgominata un'organizzazione dedita a reati fiscali, in carcere un noto pregiudicato. Su 19 indagati 13 colpiti da misure restrittive di natura cautelare

Castellarano, sgominata banda dei falsi fallimenti

 
CASTELLARANO. La guardia di finanza Modena ha eseguito, stamane, 13 misure cautelari personali per reati fallimentari, fiscali e fittizia intestazione di beni, e sequestrate diponibilità per circa un milione di euro
A operare i militari del comando provinciale di Modena. Si tratta dell’applicazione di un’ordinanza di misure cautelari emessa dal giudice per le indagini preliminari Andrea Scarpa, del tribunale di Modena, emessa su richiesta della locale Procura, guidata da Giuseppe Di Giorgio.
 
 
Delle misure, relative a 13 di 19 indagati, una era di carcerazione, una di arresti domiciliari e 11 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. In carcere è finito un 46enne di origine modenese e residente a Castellarano. I reati contestati vanno dalla bancarotta fraudolenta all’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una serie indefinita di delitti di natura fiscale, fallimentare e trasferimento fraudolento di valori. Tre dei 13 soggetti sottoposti a misura cautelare risultano percettori del reddito di cittadinanza, beneficio che verrà loro revocato.
 
Contestualmente è stata data esecuzione al decreto di sequestro preventivo d’urgenza, finalizzato alla confisca per equivalenze fino a concorrenza della somma di circa un milione di euro, corrispondente al profitto dei reati fiscali contestati, oltre che a diverse perquisizioni d’iniziativa in materia di armi nei confronti di taluni indagati. 
 
Le complesse indagini – coordinate dal sostituto procuratore Claudia Natalini – hanno disvelato un gruppo criminale composto da soggetti di origini modenesi, irsinesi e campane, operanti nelle province di Modena, Reggio Emilia e Parma e dediti all’acquisizione indebita di profitti e vantaggi derivati dal fallimento di aziende in difficoltà. 
 
Più in dettaglio, le attività investigative condotte dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Modena sono state avviate approfondendo il fallimento di un’azienda operante nella bassa modenese mediante attività di intercettazione telefonica e ambientale, pedinamenti anche attraverso l’uso di sistemi di rilevamento satellitari (come il gps), oltre che dallo svolgimento di ampie indagini finanziarie e dall’approfondimento di copiosa documentazione e materiale informativo oggetto di sequestro nel corso delle perquisizioni eseguite nel maggio del 2019
 
Gli accertamenti si sono sviluppati lungo due filoni principali.
 
I fallimenti sospetti
 
All'attenzione dell’autorità giudiziaria sono finiti per prima cosa i responsabili del fallimento sospetti di diverse società, operanti prevalentemente nel settore edile: le indagini hanno fatto emergere attività finalizzate alla distrazione del patrimonio aziendale allo scopo di danneggiare i creditori per diverse centinaia di migliaia di euro, e alla sottrazione e distruzione della documentazione contabile in modo da rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari dell’azienda fallita. 
 
Il noto criminale
 
Il secondo filone investigativo ha rivelato l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata al trasferimento fraudolento di valori a vantaggio del capo dell’organizzazione criminale - il 46enne residente a Castellarano noto pregiudicato locale dedito in passato ad attività criminali quali estorsione ed usura, già colpito da misura di prevenzione antimafia, e oggi destinatario della misura coercitiva della custodia cautelare in carcere - e alla commissione di una serie di reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto (quali dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti nonché mediante interposizioni societarie fittizie ed indebite compensazioni di crediti inesistenti).
 
Le attività investigative hanno consentito di accertare la disponibilità di armi da fuoco da parte di alcuni componenti del gruppo criminale oggetto di indagine. Diciannove le persone complessivamente indagate. Dagli accertamenti è emerso che 3 dei 13 soggetti sottoposti a misura cautelare risultano percettori del reddito di cittadinanza: hanno cioé dichiarato di non essere titolari di alcun tipo di reddito o di percepire redditi irrisori. Nei confronti di tali soggetti sono state avviate le procedure per la revoca del beneficio.