Sospetti su 18 morti alla Casa di Carità. Anche la Cassazione boccia le esumazioni

L’udienza dal gip Andrea Rat con gli avvocati degli indagati per le morti alla casa di riposo di Montecchio

Montecchio, la procura chiese l’esame delle salme ma il giudice respinse. Ora il secondo stop. Il prete indagato dà l’annuncio a messa 

MONTECCHIO. «La Cassazione ha respinto il ricorso della procura. Grazie per le vostre preghiere». Don Angelo Orlandini, come ha poi confermato alla Gazzetta, ha voluto tributare così ieri in chiesa a Montecchio il suo ringraziamento a quanti hanno speso un pensiero per lui in queste settimane non facili, vissute a suo modo col fiato sospeso. Don Angelo è infatti uno dei cinque indagati accusati dei reati di omicidio colposo e delitto colposo contro la salute pubblica. Accuse pesanti, confluite nell’inchiesta aperta dalla procura di Reggio per fare luce sulle morti considerate sospette di 18 anziani, avvenute in piena pandemia nella casa della carità “San Giuseppe” di Montecchio, e che si pensa siano ascrivibili al Coronavirus.

L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Piera Giannusa aveva già subito un primo stop nel settembre scorso, quando il giudice per le indagini preliminari Andrea Rat aveva escluso la possibilità di riesumare le 15 salme (tre erano già state cremate). Operazione chiesta dalla pubblica accusa per poter effettuare l’incidente probatorio, vale a dire fissare la prova irripetibile, stabilendo in primis se gli anziani erano affetti dal Covid. Il giudice reggiano stabilì che, qualora fossero state riesumate le salme, le autopsie non avrebbero potuto garantire la certezza dei risultati dei test.

Da lì partì quindi un ricorso della procura, che è stato giudicato ora inammissibile dai giudici della Cassazione. Fatto che non cancella però l’inchiesta: la pm potrebbe infatti proseguire o chiederne l’archiviazione, scelta sulla quale attendono ora di sapere qualcosa anche i legali dei cinque indagati. Si tratta del direttore della Casa di Carità, Fabrizio Bolondi (54 anni, direttore, di San Polo), e della coordinatrice della struttura, Beatrice Golinelli (47 anni sempre di San Polo), entrambi difesi dall’avvocato Nino Ruffini. C’è, come detto, don Angelo Orlandini, 60 anni, finito nell’inchiesta in qualità di presidente della struttura per anziani, residente a Montecchio, difeso dai legali modenesi Nicola Termanini e Roberto Mariani. Iscritti nel registro degli indagati anche Andrea Muzzioli, modenese 51enne, responsabile prevenzione e sicurezza per i dipendenti, e Paolo Formentini, medico del lavoro 68enne di Reggio Emilia, tutelato dai legali Enrico Della Capanna e Rolando Dubini.



Dopo la sentenza avversa, il gip reggiano aveva restituito gli atti alla pm, che aveva optato per il ricorso, bocciato però anche dagli Ermellini. Il caso giudiziario sta facendo scuola in Italia, trattandosi di un vero e proprio «percorso pionieristico», come scrisse nel suo pronunciamento il giudice Rat prendendo come spunto le parole riportate dal medico legale, mancando infatti letteratura scientifica mondiale in merito ai casi simili legati a sospetti decessi da Covid.