«Sapeva essere geniale È stato il più grande»

Il coach Max Menetti e l’ad Alessandro Dalla Salda hanno debuttato al fianco del tecnico scomparso

reggio emilia. «Il più grande di tutti. Dado Lombardi è stato il più grande di tutti. Se c’è un allenatore della Pallacanestro Reggiana, uno che ha fatto la storia della società, è lui. Muoveva le folle per il carattere, per il carisma che aveva. Ha fatto innamorare Reggio della pallacanestro».

L’allievo Max Menetti rende omaggio al suo maestro.


L’allenatore reggiano, ora sulla panchina di Treviso, è stato assistente di Lombardi nella stagione 1997/98, l’annata magica della semifinale scudetto contro la Fortitudo Bologna, raggiunta eliminando squadroni come l’Olimpia Milano e Treviso.

Menetti ha mantenuto nel corso uno stretto rapporto con il maestro Lombardi.

«L’ho continuato a sentire nel corso degli anni e ogni volta ce la siamo raccontata come ai vecchi tempi, anche se era schivo e diventata difficile trovarlo. Sia io sia Alessandro Dalla Salda lo sentivamo, siamo i suoi figliocci perché entrambi avevamo iniziato nel 1997 insieme a lui. L’ultima volta che l’ho incontrato è stato quando, nell’ottobre 2015, ho superato il suo record di vittorie con la Pallacanestro Reggiana, ma anche se ho vinto di più, lui è stato il più grande. Il più grande di tutti. Da lui ho imparato tantissimo, nella gestione dei gruppi, come cercare di far rendere un team, come caricarlo. Lui non è in alcun modo copiabile perché era troppo geniale e istrionico. Portava tutti al limite ma era un genio. Guardava la cassetta di una gara per tre minuti e già aveva capito tutto».

«Lui è l’Allenatore. E lo dico anche da tifoso della Pallacanestro Reggiana. Lo dico perché, come tanti della mia età, sono stato un bambino che incastrato dietro una balaustra aspettava per ore di entrare al palasport – insiste – con lui poi ho vissuto tanto, a Reggio e in giro per l’Italia. Certo, ci sono stanti tanti momenti in cui ho sofferto la sua personalità. Ricordo sua moglie Maria Pia che lo fermava perché mi sgridava troppo. Ricordo le serate insieme, in tutti i posti in cui andavamo, e le cene infinite a casa mia. Domenica l’ho sentito per l’ultima volta. L’ho chiamato per avvertirlo che ero in tv. Mi ha chiesto contro chi giocassi e quando gli ho detto che avremmo sfidato Trento, ha affermato, deciso come solo lui sapeva essere: “Allora vinci”. E ancora per una volta ha avuto ragione».

«Dado è indimenticabile – tiene a sottolineare l’ad biancorosso Alessandro Dalla Salda– è stato il primo allenatore che ho incontrato nella mia carriera ed è stato un bellissimo personaggio, istrionico e geniale».

«A lui sono legati tantissimi momenti sul campo, una semifinale scudetto fantastica in cui battemmo la Treviso di Obradovic. Ma ho anche il ricordo da tifoso di quando nel 1984 conquistò la serie A1. Ho il ricordo di una persona con cui condividevo tanti momenti anche fuori dal campo. Ci portava a cena il venerdì a Cà del Merlo: si condivideva il lavoro ma si cementava anche il gruppo. I risultati della squadra nascevano proprio da questa empatia. Era un personaggio, o tanto amato o tanto odiato, ma a Reggio con i due boom che ci ha fatto vivere c’è stato vero amore». —

L.P.

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