Didattica scadente autobus pieni e timori dopo il rogo: gli alunni protestano

Il Covid ha reso ancora più evidenti le carenze strutturali «Mezzi strapieni: e su quello esploso potevamo esserci noi»

REGGIO EMILIA. Scuole aperte, più autobus e basta con le classi fatiscenti. Erano pochi gli studenti giunti ieri in piazza Prampolini, ma le loro idee sono ben chiare. Hanno protestato sotto la pioggia contro la didattica a singhiozzo, in favore del diritto allo studio e per lamentare le carenze del servizio di trasporto scolastico.

Un drappello di alunni del collettivo Studenti Autorganizzati, che non ha risparmiato critiche alle classi pollaio e agli autobus strapieni nonostante le regole anti Covid.


Proprio mentre chiedeva più mezzi pubblici per non restare a piedi è scoppiato l’incendio al deposito di Seta, che domenica sera ha danneggiato una ventina di mezzi. «Ci servono più autobus a Reggio – dice Jacopo Riccò, studente dello Spallanzani sceso ieri pomeriggio in piazza insieme ai compagni – Ma, come abbiamo visto, con l’incendio della settimana scorsa, sembra che ci siano anche problemi di manutenzione, come stanno accertando le indagini. Quel serbatoio di gpl sarebbe potuto esplodere anche il mattino dopo, lunedì, quando sopra c’eravamo noi studenti».

Le lamentele sul servizio del trasporto scolastico sono sul banco degli imputati da tempo. «Fin dall’inizio la questione trasporti era relativa all’ampliamento del numero dei mezzi – avverte Riccò – e ci rendiamo conto che questo aumento è avvenuto ma in maniera non sufficiente. A Reggio è stato attuato ma per il rientro a scuola al 50% non è sufficiente viste le nostre esigenze attuali».

Proprio in questi giorni le carenze diventano lampanti dato il contingentamento che, non sempre, viene rispettato. «Reggio ha bisogno di un aumento capillare degli autobus perché, nonostante l’ultimo incremento, il primo bus che è arrivato stamattina al polo scolastico era sovraffollato, pieno di gente come prima della pandemia, nonostante ci siano gli steward pagati per evitare il sovraffollamento dentro i bus – prosegue –. Scelta discutibile salvo essere forse l’unica essendoci mancanza di mezzi sul mercato. Com’è però discutibile lasciare per strada degli studenti negandogli il diritto allo studio. Quindi in questo momento abbiamo bisogno di più autobus per le nostre scuole».

Il collettivo studentesco è ricorso alla protesta in centro città per tornare a parlare a 360 gradi del mondo dell’istruzione, in uno dei momenti più critici a livello di sistema scolastico. L’assunto è che sia la didattica a distanza che l’attuale scuola in presenza non funzionano. «È necessario poter aprire un confronto su quelle che sono le problematiche della scuola da anni – spiega Sara Marzolino del Matilde di Canossa – Da vent’anni la scuola è danneggiata da riforme e ingenti tagli, che hanno portato a un collasso del sistema scolastico. Anche quella attuale non è una scuola gestita al meglio. Sia la didattica online che la didattica in presenza sono un fallimento. Per questo diciamo che da questo momento deve partire un cambiamento dal basso per ampliare gli spazi scolastici, per poter riuscire a eliminare le classi pollaio, per arrivare a una maturità che sia effettivamente equa da ora e i prossimi anni».

Dal canto suo il Covid ha fatto emergere problemi strutturali della scuola, che non sono mai stati affrontati alla radice.

«Crediamo sia fondamentale riappropriarci delle strutture della scuola e degli spazi dedicati agli studenti – aggiunge Nicola Bertani dell’Istituto Matilde di Canossa – Spazi che sono sempre stati messi all’ultimo posto nella lista delle priorità del governo. Infatti le classi pollaio e le classi fatiscenti sono problemi che oggi si sentono più che mai perché è impossibile un confronto produttivo con gli insegnanti, impossibilitati ad aiutare gli alunni uno ad uno. È inaccettabile che le strutture non siano aperte agli studenti per negligenze del governo». —

Enrico Lorenzo Tidona

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