«A volte era esagerato ma non sapeva serbare rancore»

reggio emilia. «Quando mi hanno detto che il Dado se n’era andato ho fatto fatica a credere fosse vero. È stata una notizia che mi ha profondamente addolorato perché abbiamo lavorato tanto tempo insieme ed eravamo diventati veramente amici».

Gianni Pastarini, ex ds della Pallacanestro Reggiana, non nasconde emozione e rammarico per la morte del grande Dado Lombardi. «Insieme – racconta – abbiamo vissuto tante magnifiche esperienze, alcune faticose, altre divertenti. Era un tecnico geniale come pochi e con lui c’era sempre qualcosa da dire. Talvolta erano discussioni accese ma alla fine mi metteva sempre una mano sulla spalla per dimostrami che non c’era risentimento».


«Onestamente – tiene a precisare – sembrava brusco, ma non teneva mai il broncio per molto tempo. Le sue reazioni erano apparentemente esagerate ma a me, che in quei casi lo invitavo prontamente alla calma, aveva finito per assegnarmi un appellativo, mi chiamava “Serenità”, un modo affettuoso che ora mi rattrista. Fare il paciere non era sempre facile. Specie quando si confrontava con Recalcati. Lui non si tirava mai indietro e così nasceva spesso qualche screzio. Io lo capivo subito e con il tempo, dato che è rimasto con noi tanti anni, si era creato un sentimento di stima e fiducia. Alla fine era diventato quasi di famiglia e tante volte si autoinvitava a casa mia, alla Rosta, a mangiare qualche piatto preparato da mia moglie. E quando era in arrivo gridava da lontano “Anna tutto pronto?” con una voce così tonante che la si sentiva fino a Santa Croce». —

L.V.

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