Il Covid lo costringe in casa e lui costruisce dinosauri per il suo nipotino lontano

Il t-rex di Luigi Scarati

Ora Luigi Scarati ha una preistorica “valle incantata” nel retro del suo bar a Montecavolo. Un t-rex, uno pterodattilo e un triceratopo in attesa di un brontosauro gigante

REGGIO EMILIA. Capita che la vita prenda il sopravvento sulle nostre inclinazioni, mettendo a tacere ciò che timidamente suggerisce “la pancia”. Lo si fa per bisogno, per paura anche, ma all’improvviso è da una vita che non prendiamo in mano un pennello, ci dedichiamo alla musica o al recupero di mobili antichi.

Reggio Emilia, il Covid lo costringe in casa e lui si mette a costruire dinosauri

A volte, però, qualcosa arriva a interrompere l’inerzia delle nostre giornate, squarciando il velo che ci eravamo abituati a chiamare cielo. Potremmo trovarci d’un tratto, inspiegabilmente, a seguire il ritmo innato delle nostre mani e, col passare delle ore, ritrovarci nel giardino un gigantesco dinosauro di cemento armato.

Luigi Scarati insieme alla moglie Annalisa


Una cosa simile è successa a Luigi Scarati, titolare del Morrison Caffè di Montecavolo insieme alla moglie Annalisa Castria. Costretto in casa a causa del Coronavirus, si è ritrovato a passare parecchio tempo in garage. Forse inizialmente pensava solo di mettere in ordine, fare una cernita tra gli oggetti che si accumulano quasi a nostra insaputa un giorno dopo l’altro, ma poi il pensiero è volato a suo nipote, il figlio di sua sorella, così appassionato di dinosauri. «Abita a Taranto – racconta Scarati – io sono nato lì poi mi sono trasferito a Reggio nel ’99. Per motivi di salute va spesso a Milano, ho pensato che mi sarebbe piaciuto fargli trovare un dinosauro, la prima volta che passava di qui».

Lo pterodattilo


Non lo aveva mai fatto. Neppure mai pensato. Eppure Scarati mette insieme del ferro e costruisce lo scheletro di un tirannosaurus rex. Enorme. Seguendo le “istruzioni” di un libretto che non pensava di avere, un libro stampato direttamente sui suoi polpastrelli, decide di ricoprirlo di cemento. Poi lo completa con un leggero strato di resina per simularne le squame. «È alto due metri e mezzo – dice Scarati, accarezzandolo – e lungo tre. Ci si può salire in groppa, anche quattro persone alla volta, pesa quattro quintali, è indistruttibile». Non solo. Gli occhi del bestione si illuminano, come i film di Jurassic Park ci hanno insegnato ad aspettarci, basta collegarlo alla corrente.

Il triceratopo


Il t-rex, realizzato in due settimane, un’oretta oggi e due domani, è solo il primo inquilino di una valle incantata che, ora, è stata spostata nel retro del bar. «Il mio preferito è il triceratopo – racconta Scarati – è più piccolo ma è venuto proprio bene». Ha collare osseo e corna perfette, occhi e bocca che sembrano veri. Ci si aspetta che da un momento all’altro faccia un passo in avanti per strappare un ciuffo di erba scampata all’inverno.

Dello strano branco fanno poi parte uno pterodattilo (che sta per spiccare il volo dal ramo di un albero, anche quello di cemento e ferro) e un brontosauro che, quando sarà finito, farà invidia ai parchi tematici dedicati alla preistoria. La struttura alta 4 metri e lunga altrettanto, riesce da sola a far immaginare il risultato finale. «Per non far spaventare chi passava li ho messi sul retro del bar e non davanti», ride Scarati, pregustando il momento in cui sarà il suo nipotino a rifarsi gli occhi.



Da quando il Covid l’ha costretto in casa, Scarati ha scoperto un’abilità artigianale che gli ha consentito di realizzare orologi da parete, sculture di legno e anche un presepe che è un mondo in miniatura, con torri, case, ponti, chiese e persino la mangiatoia per mucche e cammelli. «Si parte per gioco e poi...», lascia in sospeso Scarati. E poi si scopre un talento. —

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