Processo d’appello a Bologna per l’amianto alla Cemental

Paolo Montanari è morto un mese fa. I parenti delle vittime davanti al tribunale Afeva: «Il procuratore generale ha accolto totalmente la richiesta delle parti civili»

CORREGGIO. In Corte d’appello a Bologna riprende oggi alle 12 il processo per l’amianto alla Cemental di Correggio. Lo comunica Afeva (associazione familiari e vittime amianto), ricordando che «il processo di primo grado a Reggio Emilia per l’omicidio colposo di Luciano Nanetti si è concluso con l’assoluzione (anche se dubitativa) del titolare della Cemental, Franco Ponti, mentre è caduta per prescrizione l’accusa di lesioni (asbestosi) a Paolo Montanari (morto un mese fa, ndr) per la patologia contratta nel lavoro alla Cemental».

Il procuratore generale Ignazio De Francisci, prosegue l’associazione, ha però «accolto totalmente la richiesta delle parti civili, rappresentate dall’avvocato Ernesto D’Andrea, e ha quindi depositato il ricorso per la revisione del processo». Da qui l’auspicio che la Corte d’appello «riveda la decisione dei giudici di primo grado» da parte di Afeva, che conferma «la vicinanza ai familiari e il pieno sostegno all’azione giudiziaria. Compatibilmente con la situazione sanitaria che impedisce una presenza ampia nell’aula del processo, è possibile avere una presenza almeno esterna al palazzo di giustizia». Alcuni familiari oggi saranno presenti.


Il 9 maggio 2018 terminò il processo di primo grado in tribunale a Reggio Emilia. La morte di un ex dipendente della Cemental per mesotelioma e l’asbestosi patita da un collega ancora in vita – fu la sentenza – non possono essere ascritti all’ex titolare dell’azienda, Franco Ponti. Una doppia assoluzione per l’industriale, che nel 1971 era da poco succeduto al padre alla guida della fabbrica in centro a Correggio, che produceva tubi in cemento-amianto.

L’imputazione di omicidio colposo nei confronti del patron svanì, in quella occasione, cassata dal giudice Luca Ramponi perché le prove non erano sufficienti. La sentenza fu letta davanti a decine di familiari e volontari delle associazioni delle vittime di amianto giunte da mezza Italia. Dopo due anni terminò così, dopo un’ora e mezza di camera di consiglio, il combattuto processo scattato dopo la denuncia nel 2010 della famiglia di Luciano Nanetti, ex operaio morto di mesotelioma nel 2012. Con loro si era insinuato come parte civile Paolo Montanari, altro dipendente della Cemental, costretto a lottare con l’asbestosi al terzo grado, pure lui presente in aula alla lettura della sentenza che ha sancito anche la prescrizione per il reato di lesioni gravissime, contestato sempre a Ponti.

La Procura aveva chiesto la condanna a un anno per Ponti, ma lo stesso sostituto procuratore, Isabella Chiesi, aveva avvertito che «Franco Ponti è succeduto al padre, si è messo a capo di un’azienda per necessità, trovando una situazione già di un certo tipo alla quale si doveva rimediare». In pratica, le falle sanitarie eventualmente presenti nell’azienda erano state “ereditate” da Ponti junior, al quale ha fatto gioco anche l’essere stato per un solo anno il capo dei due operai che lo hanno portato a processo.

La vicenda Cemental, al pari del caso eternit di Rubiera, è stata all’origine di un vasto movimento di mobilitazione da parte degli ex dipendenti che si sono via via ammalati.

Oggi si riparte in Corte d’appello a Bologna, anche se le speranze dei parenti delle persone ammalate sono ridotte al lumicino. —

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