Petizione per richiudere le scuole, firmano migliaia di reggiani

Montano le proteste di chi vorrebbe tornare alla didattica a distanza. Quasi 5mila in pochi giorni le adesioni all’iniziativa del sindacato Unsic

REGGIO EMILIA. Prima le proteste per spingere a un rientro in classe anche degli studenti delle superiori. Poi la sentenza del Tar che boccia l’ordinanza del presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che prolungava la didattica a distanza. Quindi il ritorno sui banchi seguito il giorno stesso a nuove critiche e scioperi a macchia di leopardo questa volta per richiuderle, le scuole. La tematica delle lezioni in presenza ai tempi del Coronavirus divide, e molto, reggiani e non solo.

Due fazioni composte in egual misura da genitori, docenti e commercianti che promuovono ragioni entrambe valide: da un lato l’esigenza di garantire ai ragazzi la socialità e gli spazi di cui hanno bisogno per crescere e dall’altro la necessità di rallentare la pandemia, anche chiudendo le aule, almeno finché l’emergenza non sarà superata.


A farsi portavoce di quest’ultima istanza, fra gli altri, è stato nelle settimane scorse ed è tutt’ora l’Unsic, l’Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori. Il sindacato ha lanciato giorni fa una petizione online – sul sito change. org – per il prolungamento della didattica a distanza che ha raccolto già 186.550 firme. Un’adesione molto alta che ha ottenuto i favori anche dei reggiani, con quasi 5mila sottoscrizioni in tutta la provincia. A raccontare le motivazioni di questo appello, che il sindacato ha lanciato direttamente al governo, è il dirigente provinciale dell’Unsic, Giovanni Carlucci, responsabile anche dei numerosi Caf promossi dalla sigla.

«Come Unsic – spiega Carlucci – seguiamo varie aziende reggiane fra piccola e media ristorazione pubblici esercizi, partite Iva, la cerchia di ceto medio più colpita dalle chiusure. Ma la maggior parte di loro, come me, sono anche genitori e assieme abbiamo affrontato il tema della scuola e della ripresa delle lezioni. E la conclusione è stata la stessa: è necessario proseguire, almeno per il momento, con la didattica a distanza». Le motivazioni, prosegue il sindacalista, sono svariate. Ma tutte legate alla sicurezza e al rallentamento della pandemia: «I mezzi di trasporto sono imballati, a scuola bambini e adolescenti non riescono a mantenere le distanze sociali, è inutile che si dica il contrario, e tutti i genitori si ammassano fuori dagli istituti in attesa che i figli entrino a lezioni. Chiudere o limitare tutte le altre attività e mandare i ragazzi in classe è un ragionamento che non fila, la nostra logica è diversa: visto che c’è l’emergenza teniamo i figli a casa e quando la situazione sarà più gestibile cerchiamo di integrare le ore fatte non in presenza con laboratori o altre iniziative».

Una proposta che, a ieri pomeriggio, aveva raccolto l’adesione di 4.997 residenti reggiani. Un gruppo eterogeneo composto da genitori, docenti, persone che lavorano nelle scuole, partite Iva, ristoratori, titolari di bar. Tutti loro, continua Carlucci, «hanno figli. So che anche alcuni sindacati della scuola hanno appoggiato la petizione e faranno sciopero, i professori giustamente sono preoccupati dal contagio per loro e per le loro famiglie e vorrebbero continuare con la didattica a distanza visti anche tutti gli investimenti fatti per svolgere le lezioni online. E semmai l’estate lavorare di più e rimanere aperti».

Tuttavia, conclude il sindacalista, «sia chiaro che non siamo per la chiusura delle scuole a tempo indeterminato. Oggi ci sono due fazioni, alcuni si stanno organizzando con gli scioperi e altri sostengono invece la necessità di una riapertura. Ovviamente la socialità è importante per i giovani ma la pandemia c’è per tutti e tutti dobbiamo fare sacrifici, dobbiamo fare degli sforzi ora per un breve periodo così da avere un beneficio continuativo domani. Secondo un nostro studio un alunno che frequenta una scuola e si ammala ipoteticamente ne può contagiare altri dieci. Se proiettiamo il dato su 3 milioni di studenti delle superiori in Italia sarebbe un disastro che ci porterebbe al default».