Lo studio sul meteo: «Così tanta neve mancava da decenni»

Ventasso, l'indagine di Reggio Emilia Meteo sulle precipitazioni anomale di questi mesi: "Salendo in quota fenomeni simili risalgono alll'inverno 2008-2009"

VENTASSO. Tanta neve così si era vista raramente. Ad affermarlo è lo studio realizzato, sulla base delle rilevazioni delle scorse settimane, da Reggio Emilia Meteo, il portale appenninico di previsioni e servizi legati alla meteorologia. Rilevazioni che segnalano un inizio inverno da record per quanto riguarda le precipitazioni, in particolare quelle nevose. Il portale infatti rende noto che «dal 1961 ad oggi mai così tanta pioggia era stata registrata a Reggio Emilia in dicembre, ben 175 millimetri registrati dalla stazione, e la neve caduta sull’alto Appennino potrebbe essere da record.

Oltre i 1.000 metri non si vedeva così tanta neve da fine febbraio 2013 e salendo in alta quota, al Rifugio Battisti (1.761 metri), bisogna tornare alla parte terminale dell’inverno 2008-09 per vedere accumuli simili a quelli attuali. Se però ci limitiamo alla prima parte dell’inverno (dicembre-metà gennaio) il 2020-21, pare non avere rivali almeno negli ultimi decenni». Al rifugio Battisti (nella foto), nel momento di massimo accumulo, tra il 7 e 10 gennaio, lo spessore del manto nevoso in corrispondenza dell’asta nivometrica ha infatti raggiunto i 2.80 metri. «Una delle principali caratteristiche delle nevicate registrate in questa prima parte d’inverno – prosegue la ricerca – è stato un forte gradiente altimetrico: grandi accumuli mediamente oltre i 1000 metri, scarsi o nulli sotto i 500». Gli accumuli nevosi registrati in provincia nella prima parte dell’inverno sono stati: Novellara 3 centimetri, Reggio Emilia (periferia sud-ovest) 5 centimetri, Arceto 6, Albinea 12, Ciano 21 cm, San Giovanni di Querciola 32, Castelnovo Monti 109, Febbio 259, Presa Alta di Ligonchio 426, Rifugio Segheria 610 centimetri.

«Le cause di una tale abbondanza di neve e precipitazioni – prosegue l’indagine di Reggio Emilia Meteo – devono essere ricercate innanzitutto nella configurazione barica che ha caratterizzato la prima parte di quest’inverno: una robusta e persistente area di alta pressione a est, sulla Russia, frequenti promontori anticiclonici ad ovest, sul Nord Atlantico, e nel mezzo la costante discesa di depressioni dalle latitudini polari sino al Mediterraneo, capaci di influenzare il tempo nelle forme che abbiamo visto».

Conclude la ricerca: «Questo schema è stato favorito da una persistente fase negativa dell’Arctic Oscillation: gli studi climatologici mostrano come questa oscillazione negativa sia innanzitutto associata a precipitazioni oltre la norma su buona parte d’Italia, Emilia compresa». —

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