Caso Spiriti Allegri di Correggio: oltre 30 denunciati per i commenti scritti su Facebook

È la vicenda del locale al quale il giudice chiuse la distesa Il difensore: «Un caso che colpì al cuore la comunità»



CORREGGIO. Era l’agosto del 2019 quando scoppiò il caso “Spiriti Allegri”, il locale di piazza San Quirino a cui una decisione del tribunale civile chiuse la distesa estiva , dopo la causa intentata da un vicino infastidito dai rumori che una attività come quella provocava.


Una vicenda che scatenò una profonda partecipazione nella comunità correggese e adesione alle ragioni dei giovani gestori dell’attività, con tanto di raccolta di firme (su Charge.org) che superò le 3.500 sottoscrizioni. Un anno e mezzo dopo – e dopo un’annata di emergenza pandemica che ha chiuso di fatto i locali e per forza di cose non ha riproposto la vertenza – arriva la notizia che ci sono oltre 30 cittadini che sono stati denunciati per i commenti pubblicati sulla pagina Facebook del paese, inerenti a quel dibattito che tanto coinvolse l’opinione pubblica correggese.

Le notifiche stanno arrivando in questi giorni agli indagati. I carabinieri stanno bussando a casa di ciascuno, per le procedure che si innescano in questi casi: l’identificazione e la nomina di un avvocato. Quando riceveranno la notifica di conclusione delle indagini – che potrebbe non essere poi molto lontana vista la distanza dai fatti – potranno muoversi con azioni difensive, o quant’altro. Ma, intanto, devono attendere.

L’avvocato Stefano Giovannini rappresenta alcuni dei denunciati. «Siamo in fase di indagini preliminari. Allo stato, le persone indagate sono state convocate innanzi all’autorità di polizia giudiziaria, i carabinieri di Correggio, al fine di procedere alla nomina di un difensore di fiducia con l’elezione del domicilio – commenta – Allo stato, quindi, non abbiamo accesso agli atti. Quello che sappiamo è che si tratta di fatti che risalgono all’estate del 2019, relativa alla diatriba privatistica tra due soggetti, tra cui un esercizio pubblico, e ai commenti che sono sorti come conseguenza stretta e precisa rispetto all’inibizione dell’uso della distesa e degli annessi». Commenti che per la stragrande maggioranza si erano schierati a sostegno dell’attività – la battaglia legale sulla distesa, per altro, è ancora in corso – ma con ogni probabilità se ne contestano toni e il contenuto.

«Non conosciamo il capo di imputazione per ogni singolo indagato, non conosciamo il reato. Quando sarà possibile, faremo le valutazioni del caso – va avanti il legale – L’unica valutazione che mi permetto di fare, neanche da avvocato ma da cittadino correggese, è che quella vicenda colpì la sensibilità civica, questo senso di appartenenza, di comunità è stato colpito al cuore. Poi, è ovvio che tutto dovrà essere trattato chirurgicamente, valutato e approfondito». —

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