Biogas, Iren pignora il conto del comitato

L’azienda ha dato incarico a un avvocato dopo la sentenza del Tar che respinge il ricorso degli ambientalisti reggiani

REGGIO EMILIA. Nuovo colpo di scena nel contenzioso legale tra Iren e i comitati Ambiente e Salute di Reggio Emilia sul progetto dell’impianto per la produzione di biogas da rifiuti a Gavassa. Dopo la sentenza del Tar che ha respinto il ricorso presentato contro l’opera dagli ambientalisti (che hanno ora presentato appello al consiglio di stato per riformare il verdetto di primo grado), la multiutility ha dato mandato a un avvocato di Parma per pignorare il conto corrente dei comitati e assicurarsi i 3.000 euro da questi dovuti per le spese legali della causa che li ha visti soccombenti. Lo fanno sapere gli stessi attivisti confermando: «Un’azienda quotata in Borsa ormai sempre meno presente sul nostro territorio, se non per realizzare impianti senza alcuna logica ambientale, ma anche economica, come quello contro cui abbiamo presentato ricorso al Consiglio di Stato, ha ritenuto di disporre il pignoramento della somma che il Tar di Parma ha ingiunto al coordinamento dei comitati per aver veduto il rigetto della propria istanza».

Tuttavia, viene fatto notare, «si pignora chi non paga e fugge, non chi resta, anzi cerca la verità, spendendo il proprio tempo e denaro». Dunque, si chiedono i comitati, «che messaggio ha inteso inviare Iren? Riteneva che i comitati fossero fuggiti e che il conto corrente fosse stato chiuso? L’azienda indebitata per 3 miliardi è forse figlia di 3.000 euro che comunque sono già stati pagati?».


Il coordinamento, si sottolinea «è qui, non scappa. Qualcun altro in questi anni è scappato, rifiutandosi di partecipare ai contraddittori, agli incontri, ai confronti pubblici per stabilire la verità su quell’impianto. Iren avrebbe potuto trovarci quando voleva: peccato che non lo abbia mai fatto». E ora «ci insegue come malfattori, disponendo un odioso e insensato pignoramento i cui tempi appaiono peraltro piuttosto sorprendentemente solleciti». La risposta all’azione legale, viene comunque ribadito è: «Noi siamo qui, non siamo mai scappati, paghiamo quello che c'è da pagare, non ci siamo mai sottratti e andiamo avanti. E non ci arrenderemo».

Solo un mese fa Iren aveva ricevuto il via libera per la costruzione a Gavassa per trasformare in metano (biogas) la “frazione organica dei rifiuti solidi urbani” (Forsu). Il Consiglio di Stato aveva respinto infatti l’istanza cautelare con cui gli abitanti e gli agricoltori della zona riuniti nel coordinamento dei comitati ambiente e salute chiedevano di sospendere la realizzazione del progetto in attesa del pronunciamento definitivo sulla sua legittimità. Il coordinamento, infatti, non ha accettato la sentenza di primo grado con cui lo scorso 15 luglio il Tar ha dato ragione a Iren e agli enti locali che avevano approvato la sua iniziativa. In settembre ha presentato l’appello al Consiglio di Stato, che ha rigettato la sospensione dei lavori condannando i ricorrenti a pagare le spese dell’istanza cautelare. —

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