«Armi? Non solo dimenticanze Ma in tribunale si lavora sicuri»

La presidente Beretti analizza il fenomeno: prima del virus, cento casi all’anno «Massima attenzione non solo all’ingresso ma anche in uffici e aule d’udienza»

REGGIO EMILIA. Lo riferiscono i vigilantes del palazzo di giustizia: è sui cento casi la media annuale di armi intercettate al “filtro” del metal detector.

Un dato che si è attenuato solamente nel 2020, in quanto gli ingressi al tribunale si sono decisamente ristretti per le contromisure legate alla pandemia.


Eppure anche mercoledì – intorno a mezzogiorno – l’allarme è scattato e sono finiti nei guai padre 56enne e figlio 25enne: nei loro zaini sono spuntati due coltelli, rispettivamente di 19 e 17 centimetri di lunghezza.

Fra l’altro il padre era atteso per una testimonianza in una causa civile.

Quindi processo bloccato, avvocati in lunga attesa perché è scattata una denuncia per porto abusivo d’arma, il tutto messo nero su bianco nel comando provinciale dei carabinieri di corso Cairoli.

Smaltito l’inevitabile passaggio in caserma, il rientro del testimone in tribunale e il processo civile che si riavvia.

Ma stiamo parlando solo dell’ultimo episodio, perché i precedenti non sono certo tranquillizzanti.

A far scattare l’intervento dei vigilantes con immediata segnalazione all’Arma, l’individuazione al metal detector di coltellacci da caccia, pugnali rituali Sikh, manganelli retrattili, persino una spada giapponese (la cosiddetta katana).

Interpellata dalla Gazzetta, la presidente Cristina Beretti – da 25 anni al lavoro nel nostro palazzo di giustizia – analizza questo fenomeno che non accenna ad attenuarsi: «Nel 2007, dopo la sparatoria in aula, è drasticamente cambiato l’accesso al tribunale. Allora non avevamo sentore che potesse accadere una cosa simile, invece è avvenuta. E da quell’anno l’attenzione è sempre altissima. Qualche piccolo coltello intercettato può essere frutto di una dimenticanza, ma in altre situazioni i sequestri sono ben più rilevanti».

Chi guida il tribunale mette in guardia, codice alla mano, le persone che cercano di entrare armate nella struttura giudiziaria di via Paterlini: «Portare con sè strumenti atti ad offendere si commette un reato, scatta la denuncia e si apre un procedimento penale».

Poi il discorso scivola sulla sicurezza: «Chi lavora in tribunale si sente sicuro – conclude Cristina Beretti – perché le guardie giurate operano con competenza ed attenzione. E non mi riferisco solo alle operazioni di filtro all’ingresso, ma anche ai controlli costanti nelle altre parti del palazzo di giustizia. Sulle aule poi vigilano i carabinieri. Un’opera di prevenzione che resta intensa, anche se ora, a causa della pandemia, gli accessi sono decisamente più limitati». —

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