Stop allo sci fino al 15 febbraio: «È a rischio l’intera stagione»

Come temuto dagli addetti ai lavori, niente riapertura. La montagna è in allarme. Ghezzi dell’Anef: «Adesso il governo pensi ai ristori anche per questo settore»

VENTASSO. Un nuovo rinvio alla riapertura degli impianti da sci è arrivato, come aveva ipotizzato nei giorni scorsi anche Marco Giannarelli, titolare della Turismo Appennino che gestisce gli impianti di Cerreto Laghi. Un rinvio che potrebbe, però, rappresentare per molti comprensori la mancata apertura completa per quest’inverno.

Le stazioni sciistiche reggiane – così come le altre – si ritrovano a dover compiere un bilancio per considerare spese, manodopera e possibili introiti qualora l’ok arrivasse il 15 febbraio prossimo. Infatti, è questa la data indicata nel nuovo Dpcm per la possibilità di riaprire le piste ma, come già accaduto per le proposte del 7 e del 18 gennaio, anch’essa è gravata dalle incertezze legate all’andamento dei contagi. Inoltre, occorrerà verificare se saranno possibili gli spostamenti tra regioni.


Il mondo economico legato alla neve in queste ore è in subbuglio: la riapertura da metà febbraio in poi è un’incognita mai affrontata dalle stazioni sciistiche, in termini di affluenza di pubblico e sostenibilità economica, visto che l’eventuale divieto di spostamento tra regioni, anche per Cerreto Laghi, significherebbe rinunciare agli appassionati toscani, che rappresentano la maggioranza degli utenti.

«Il rischio che salti l’intera stagione è più che mai reale, purtroppo – afferma Valeria Ghezzi, presidente dell’Anef, l’associazione nazionale che riunisce i gestori funiviari –. Questa è una vera tragedia perché per noi c’è anche il dopo. La nostra ripartenza sarà solo il prossimo Natale. Si tratta di una débâcle senza precedenti, non solo per noi ma per tutti i lavoratori. Parliamo di famiglie intere dove magari la madre ha un albergo e il padre lavora negli impianti. Attività come lo scialpinismo o le ciaspole sono sicuramente importanti per i territori montani, ma complementari allo sci alpino, che resta comunque il nostro core business. Lanciamo un appello al governo affinché pensi ai ristori di questo settore così particolare. Gli impianti a fune sono un settore che comincia a lavorare ad aprile-maggio in vista della stagione che, parte poi a dicembre. Abbiamo quindi lavorato otto mesi con delle spese. Bisogna assolutamente tenerne conto».

La perdita complessiva per il comparto è stimata in 11-12 miliardi di euro dalle Regioni, che chiedono ristori di almeno 4-5 miliardi. Finora, come hanno spiegato alla Gazzetta di Reggio gli operatori, non è stato ancora assegnato alcun ristoro, e il settore appare davvero in ginocchio. Per una località come Cerreto non si parla solo dei gestori degli impianti, ma di bar, ristoranti, alberghi e loro fornitori, negozi e un indotto che riguarda numerose famiglie. —

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