Lunedì tutti i classe, il Tar riapre le scuole di Reggio Emilia e della regione

Bocciata l'ordinanza del presidente dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini: dal 18 gennaio riparte la scuola in presenza anche alle superiori.

REGGIO EMILIA.  Il Tar dell'Emilia-Romagna boccia la scelta della Regione di posticipare dall'11 al 25 gennaio il ritorno alle lezioni in presenza nelle scuole medie superiori e Stefano Bonaccini si adegua.

Da lunedì 18 gennaio le aule scolastiche saranno riaperte anche per i 22mila studenti iscritti nella nostra provincia a licei e istituti tecnici e professionali, oltre che per i loro compagni delle altre province emiliano-romagnole. E' bastato il ricorso di una ventina di genitori per demolire l'ordinanza regionale, com'è avvenuto anche in Lombardia per un analogo decreto di quel tribunale ammnistrativo.

Con una differenza: quella regione passerà in zona rossa e quindi la didattica a distanza vi dovrà continuare in ottemperanza al nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri, mentre l'Emilia-Romagna può decidere la riapertura essendo rimasta in zona arancione.

Spetta ora alle singole scuole mettere a punto e comunicare via Internet agli studenti e alle famiglie i piani per la ripartenza già predisposti con orari scaglionati per l'ingresso a turno della metà degli iscritti.

Seta e Trenitalia-Tper, a loro volta dovranno assicurare gli autobus e i treni aggiuntivi e le corse supplementari occorrenti a causa della capienza dei mezzi di trasporto ridotta al 50%, con gli steward messi a disposizione dalla Provincia. Sono operazioni non semplici da portare a termine nel giro di 24 o 48 ore.

Si può immaginare la soddisfazione degli studenti e degli insegnanti del liceo Corso, che giovedì mattina avevano manifestato per la riapertura davanti al municipio di Correggio, nonchè degli Studenti autorganizzati e del movimento Priorità alla scuola, che avevano annunciato dimostrazioni a Reggio per sabato mattina (comunque confermata) e per venerdì 22.

Il Tar accoglie le richieste avanzate in tutta l'Italia da utenti e operatori dell'istruzione che sono una minoranza consapevole e responsabile. Annullando l'ordinanza regionale spiega che essa è immotivata e troppo restrittiva, andando a comprimere il diritto degli adolescenti a frequentare di persona la scuola.

L'istruzione digitalizzata, a suo giudizio, non basta per garantire l'apprendimento, la maturazione e la socializzazione dei ragazzi, anche perchè non tutti sono adeguatamente dotati degli strumenti tecnologici. Il provvedimento della Regione non sarebbe giustificato da dati epidemiologici atti a dimostrare una preoccupante diffusione della pandemia nelle scuole superiori. In ogni caso le rilevazioni si riferiscono a un periodo in cui queste scuole erano chiuse da tempo, mentre nella fascia dell'obbligo non si manifestavano significativi focolai. Nè, secondo i giudici, si può prevedere un aumento del contagio in seguito alla riapertura, anche perchè non è provato che il virus si diffonda negli edifici scolastici più che in altri luoghi.

Se ne teme piuttosto la diffusione sui mezzi di trasporto usati dagli studenti. I giudici evidenziano, a tale proposito, che la regione può agire con misure quali la turnazione degli alunni, la diversificazione degli orari di ingresso a scuola e una più stringente attività di controllo sulle misure di protezione, distanziamento e sanificazione.

"Bisogna tutelare - concludono - il diritto alla salute ma anche quello all’istruzione". Valentina Castaldini, capogruppo di Forza Italia nel consiglio regionale, vede nella sentenza la conferma degli argomenti con cui aveva criticato la decisione di Bonaccini: "Dispiace vedere - spiega - che anche nelle motivazioni del Tar l’ordinanza risulti priva di senso e senza dati cui far riferimento. Eravamo pronti a ripartire, ma abbiamo penalizzato ragazzi e ragazze per altre settimane senza senso: l’Emilia-Romagna era pronta da ottobre, ha lavorato per adeguare i trasporti, questa stessa Giunta in pompa magna aveva annunciato un buon piano per i trasporti pubblici. Poi cos’è successo? Non me lo spiego ancora".

"Ora - insiste la consigliera - chiedo al presidente Bonaccini che non solo gli alunni tornino a scuola, ma che lo facciano al 75% almeno. Anche se dovremmo essere in grado di ridargli la frequenza al 100% con una campagna di screening e vaccini ad hoc. Mi batterò per questo". Sbaglierebbe, però, chi immaginasse un coro di evviva fra gli studenti. Un sondaggio di Skuola.net dimostra che il 78% degli intervistati era favorevole alla scelta di quasi tutte le regioni di rinviare la riapertura. Tuttavia circa sette su dieci si dicevano preoccupati dal perdurare di una didattica interamente a distanza.