Il Covid dimezza il numero di vittime di incidenti stradali a Reggio e in regione

Nel 2020 sono morte 14 persone contro le trenta del 2019 Sorbi: «Il calo non è dovuto a comportamenti virtuosi»

Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Sono stati quattordici i morti sulle strade reggiane nel corso del 2020: poco meno della metà rispetto al 2019, quando erano stati 30. In particolare le vittime degli incidenti letali, al 31 dicembre 2020, secondo i dati provvisori resi noti dall’Osservatorio per l’educazione alla sicurezza stradale dell’Emilia-Romagna, sono così suddivisi: tre automobilisti, sei scooteristi o motociclisti, due ciclisti e tre pedoni.


Reggio Emilia si conferma, rispetto all’anno precedente, la quarta provincia (dopo Bologna, Piacenza e Parma) per incidentalità, che nella nostra Regione ha contato un totale di 164 vittime contro le 352 dell’anno precedente.

Il dimezzamento delle vite spezzate, ha spiegato il presidente dell’Osservatorio Mauro Sorbi, è dovuto a un solo fattore: il Covid, che per lunghe settimane ha fermato la circolazione stradale.

«Il 2020 è stato un anno caratterizzato dalla comparsa e persistenza della pandemia. Le restrizioni hanno determinato effetti sul traffico stradale scaturiti da significative riduzioni degli spostamenti (scuole chiuse o parzialmente aperte, possibilità di smart working) e da modifiche della propensione a utilizzare il trasporto pubblico. Queste premesse per spiegare che la riduzione dei decessi avvenuti a seguito di incidente stradale in Emilia-Romagna non è da imputarsi a comportamenti virtuosi, ma a condizioni straordinarie e irripetibili, dovute alle azioni per limitare la diffusione del Covid».

La pandemia ha profondamente mutato la vita di tutti e la mobilità ha subìto uno stop mai visto prima.

«Nel periodo di lockdown il tasso di mobilità (percentuale di persone che hanno compiuto almeno uno spostamento in giornata, ad eccezione dei tragitti a piedi inferiori ai cinque minuti) è scesa al 32%, contro l’85% del periodo ante Covid-19, impattando pesantemente anche sulla lunghezza media degli spostamenti (40%). Il rischio di essere soggetto o oggetto di un sinistro è diminuito nella nostra regione “con punte del 91,8% (90% in Italia) durante il mese di aprile».

Nell’anno appena concluso è stata autorizzata la presenza di dispositivi di e-mobility, in primis i monopattini: e, se a livello nazionale si è registrata una prima vittima del monopattino, non è accaduto nella nostra provincia. Le cause e concause dei sinistri sono rimaste le medesime (distrazioni manuali, distrazioni visive – leggi cellulare o navigatore –, mancato rispetto della distanza di sicurezza, abuso di alcol e droga), alle quali secondo Sorbi occorre aggiungere «un altro tipo di distrazione, che potremmo definire psicologica o dovuta alle preoccupazioni socio-economiche, riconducibile proprio alla dura congiuntura pandemica».

L’anno appena iniziato porta una novità: i proventi dei dispositivi per eccesso di velocità avranno l’obbligo di essere utilizzati per accrescere la sicurezza stradale. «Dopo dieci anni sono arrivati i decreti attuativi che mancavano all’articolo 142: gli enti proprietari degli autovelox (Comuni e Province) saranno obbligati a inviare un rendiconto, entro maggio di ogni anno, al ministero degli Interni e a destinare integralmente l’incasso alla sicurezza stradale», ha spiegato Sorbi, sebbene il Comune di Reggio Emilia già destinasse parte dei proventi delle sanzioni a tale fine. «Non ci sarà più la polemica sul “fare cassa”: finirà un’epoca, perché la quota degli enti locali inottemperanti verrà assorbita dallo Stato. I proventi degli autovelox dovranno per forza essere reimpiegati nelle varie voci della sicurezza: attrezzature della polizia municipale, manutenzione stradale, cartellonistica, dispositivi viari. L’obbligo avrebbe dovuto entrare in vigore nel 2019, ma il provvedimento era slittato». —

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