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Apre l’osteria ma dopo due ore carabinieri e vigili vanno a multarlo

Il titolare delle Favole di Calerno ha aderito a #ioapro1501: «Ricordo che il diritto al lavoro è il primo della Costituzione»

SANT’ILARIO D’ENZA. «Qui tutto bene. E lì come sta andando?». «Mi ha contattato Rete4, dovrebbero venire tra due giorni». «No signora per stasera è tutto prenotato, però può prenotarsi per un’altra volta».

#ioapro1501 a Reggio Emilia, riapre il ristorante ma carabinieri e vigili urbani lo multano subito

Non fa che rispondere al telefono, destreggiandosi tra il bancone e la cucina («sono da solo, il cuoco è in cassa integrazione») Paolo Copellini, 50 anni, titolare dell’enosteria e caffetteria Le Favole di Calerno, sulla via Emilia, diventato nel Reggiano tra i catalizzatori della protesta #ioapro1501. Un movimento spontaneo nazionale nato sul web che riunisce gli esercenti che non ci stanno a morire a suon di decreti e che – da ieri, data dell’ennesima proroga del colore arancione – hanno deciso di restare aperti anche la sera, nonostante le normative anti Covid-19 imporrebbero la serranda abbassata alle 18 e il solo asporto o consegna a domicilio. Due ore dopo l’inizio della sua protesta, però, poco prima delle venti sono arrivati gli agenti della polizia locale, che hanno iniziato a compilare verbali e a staccare quelle multe che, visti gli annunci dei giorni scorsi, erano a dir poco inevitabili.


Copellini, conosciuto come “Coppe”, ha inaugurato nel febbraio 2020 e quindi per legge non può beneficiare dei ristori del governo.

«Non mi interessa il supporto economico, io voglio solo lavorare. Ricordo che il diritto al lavoro è il primo della Costituzione: quello alla salute il secondo. Lavorare in sicurezza: ho speso 1.400 euro per sanificare e mettermi in regola con i protocolli, ho perfino ridotto la capienza, chiudendo il gazebo. Non pretendo di guadagnare, ma voglio lavorare per coprire le spese».

Nell’attività il cinquantenne ha investito i suoi risparmi guadagnati in anni passati al volante di un camion, come autotrasportatore; e, dopo mesi trascorsi nell’altalena delle chiusure e aperture a singhiozzo, lamenta gravi difficoltà economiche.

«Mi è arrivato il sollecito dell’elettricità, non ho i soldi per pagare. Siamo stati abbandonati dallo Stato. Non è una protesta politica: è pura disperazione». Non scevra da motivi di principio: «Non si è registrato alcun caso di focolaio in un ristorante. I supermercati sono pieni di gente e invece noi baristi e ristoratori dobbiamo morire di inerzia? Assurdo».

Ma la protesta, nel Reggiano, ha avuto una scarsa adesione: «In effetti a Reggio siamo in pochissimi, a differenza che a Modena. Non conosco il motivo, forse nessuno osa farlo per primo e bisogna che qualcuno ci metta la faccia. Non ho bisogno che altri mi seguano: ho creduto da subito in una disobbedienza gentile. Ci tengo a sottolineare che sono una persona civile e rispettosa: questa è l’iniziativa più pacifica che si possa fare. Se questa sera verranno i carabinieri offrirò loro il caffè».

Alle 18.30, con i cinque tavolini (dieci posti in totale) non ancora occupati, i militari non si vedono. Arriveranno invece i vigili urbani, un’ora e mezza dopo.

È presente un amico di Copellini, barista cinquantenne di Cavriago: «Lui è un grande, sta facendo una protesta giusta e lecita. Sono qui per appoggiarlo». E perché lei non ha aderito? «Non posso. Il mio avvocato mi ha decisamente sconsigliato».

Difatti sulla presunta copertura legale gratuita offerta dal movimento #ioapro1501 sussiste più di un interrogativo. «Abbiamo avvocati sparsi per l’Italia che appoggiano gratis noi e i nostri clienti», assicura Copellini. Del resto la scommessa è un’altra: far sì che la protesta “virtuale” diventi virale e contagiosa. «Si vedrà, io ci spero – conclude Copellini, accanto al modulo “sostenitore di #ioapro1501” che gli avventori saranno invitati a compilare – Nel frattempo posso dire che sarà aperto tutte le sere fino alle 21.45, per rispettare il coprifuoco». —

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