Crisi politica, Venturini richiama alla responsabilità

Il municipio di Poviglio

Poviglio, incontro infuocato del Pd martedì sera alla presenza della segretaria provinciale:  «Richiamo alla responsabilità per evitare che il Comune si ritrovi in difficoltà»

POVIGLIO. La crisi politica di Poviglio ancora non è approdata a una soluzione, che sia rottura o un nuovo equilibrio per mandare avanti la legislatura. Ma martedì sera c’è stata una riunione di partito – del Pd, naturalmente – alla presenza della segretaria provinciale Gigliola Venturini per discutere della situazione dopo il documento di rottura firmato da cinque consiglieri di maggioranza, in testa il vicesindaco Jimmy Bigliardi, che mette sotto accusa la sindaca, Cristina Ferraroni.

La sindaca Cristina Ferraroni


«C’è una interlocuzione costante – ci conferma la segretaria del Pd – Fin dall’inizio delle vicende che riguardano Poviglio noi abbiamo seguito in modo molto concreto e costante l’evoluzione delle cose, gli impegni presi dall’amministrazione per far fronte ai rilievi dalla Corte dei conti, gli accordi presi con l’Unione dei Comune per far fronte alle insolvenze accumulate. Siamo dell’opinione che bisogna continuare così, che c’è bisogno di concentrare la massima energia, le forze per continuare in questa azione di risanamento, per altro monitorata dalla Corte dei conti. Non vediamo una ragione reale per prendere in considerazione altre ipotesi: sarebbero un danno per il paese».

Quello che trapela, è che quello che è andato in scena martedì sera sia stato un incontro particolarmente caldo, a cui hanno partecipato oltre ai vertici del Partito democratico reggiano anche i rappresentanti dell’amministrazione comunale di Poviglio, dalla sindaca Ferraroni a una delegazione di chi ora pubblicamente ha aperto la crisi: il vicesindaco Bigliardi e il consigliere Juri Iemmi. Sul piatto la questione è abbastanza chiara: se i cinque che hanno firmato il documento si dimettono e viene meno la maggioranza, per Poviglio si apre la strada al commissariamento. Un’opzione piena di incognite e tempi incerti su quando poi si potrebbe andare a votare un’altra volta.

«Ci hanno spiegato che quel documento è stato una sorta di sfogo, più che altro per problemi di carattere personale avvertiti da una parte della maggioranza – commenta ancora Venturini – È una lettera molto pesante che denuncia una situazione che sicuramente va aiutata a trovare una soluzione. Soprattutto, richiamando tutti alla responsabilità primaria, che è quella di evitare che questo Comune venga a trovarsi in difficoltà serie. Che è quello che abbiamo sperato di poter evitare fin dal primo momento, quando c’è stato il rilievo della Corte dei conti».



Dunque, quello a cui sta lavorando il partito è una ricucitura delle lacerazioni che si sono acutizzate all’interno della maggioranza e che nelle ultime settimane sono sfociate in due dimissioni che spingono la sindaca Ferraroni a prendere delle decisioni. Isa Malpeli (che è una delle firmatarie del documento di rottura) si è infatti dimessa dal ruolo di assessore e contestualmente ha lasciato il ruolo di capogruppo Clara Zannoni. La sindaca deve arrivare a una nuova nomina, con il vincolo del regolamento comunale: stando all’attuale composizione di giunta, infatti, deve essere donna ed eletta. E secondo la fronda, il nome dovrebbe essere quello di Clara Zannoni, stando a precedenti accordi tra le parti. L’ipotesi che invece Ferraroni opti per Veronica Varuzza (altra consigliera donna, eletta nelle fila della maggioranza che non fa invece parte della fronda) è diventata una delle ragioni che ha spinto alla protesta pubblica.