Smantellata la banda che riforniva di droga Reggio Emilia e la via Emilia

Ventinove misure cautelari emesse dalla Procura nell’inchiesta con la Dda. Smantellato un giro internazionale nelle mani di gruppi marocchini e albanesi

REGGIO EMILIA. Dalle piazze reggiane dello spaccio al traffico internazionale. Così, partendo dal monitoraggio dello spaccio sul territorio e seguendo a ritroso il flusso di fiumi di droga (soprattutto cocaina e marijuana), la polizia di Stato è risalita fino al mare magnum dei corrieri che, su auto letteralmente imbottite di chili di droga, facevano la spola dall’Olanda e dall’Albania per rifornire le piccole città poste lungo la via Emilia.

La nostra città si conferma un crocevia del narcotraffico europeo: un giro di droga smantellato grazie anche all’attivismo dell’apposita Sezione Antidroga della Squadra Mobile. Gli specialisti della Mobile l’hanno chiamata “Operazione Trexit”: il nome deriva dal fatto che si tratta del prosieguo di due precedenti operazioni – Exit del 6 giugno 2017, che partendo da magrebini stanziali alle ex Reggiane portò a 23 arresti, e Rexit del 2 dicembre 2018 sul rifornimento dall’Olanda – delle quali l’attuale risultato rappresenta l’ultimo sviluppo e, si presume, la chiusura del cerchio.

Per la prima volta si tratta di un’indagine che, partita per stralci da Reggio nel 2017 sotto la supervisione del pm Giacomo Forte, ha visto il coordinamento congiunto sia della Procura di Reggio Emilia sia della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna.

Il Gip della Dda Alberto Ziroldi, ravvisando «gravi indizi di colpevolezza» e l’elemento associazionistico, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare a carico di nove indagati considerati i vertici dei gruppi; ordinanza alla quale si è aggiunta quella emessa dal Gip Luca Ramponi di Reggio Emilia, a carico di altri venti indagati.

Entrambe le misure sono state eseguite nel blitz scattato all’alba di ieri in mezzo Nord Italia: un centinaio di poliziotti delle questure di Bologna, Belluno, Cremona, Firenze, Forlì, Mantova, Modena, Parma e Torino ha prelevato nei luoghi di domicilio 29 destinatari di misura cautelare (ventisei in carcere, due ai domiciliari e uno con l’obbligo di dimora) accusati di narcotraffico, mentre a 18 soggetti viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

La maggior parte degli arresti sono stati eseguiti tra Modena e a Reggio, dove sono state catturate nove persone. Gli inquirenti hanno ricostruito le mosse di tre organizzazioni distinte: una composta da marocchini e due da albanesi, operanti soprattutto tra Reggio (la Bassa al confine con Mantova e Cremona) e Modena.

I marocchini, con la base logistica nel Modenese, erano il livello intermedio: gli acquirenti. I due gruppi di fornitori albanesi importavano il primo dall’Olanda e il secondo dall’Albania, servendosi di una moltitudine di corrieri, incensurati e insospettabili, abituati a percorrere lunghi viaggi (uno ha risalito la penisola da Bari fino a Reggio) su macchine preparate da professionisti, che allestivano doppi fondi segreti: tanto che i poliziotti hanno dovuto far ricorso ai carrozzieri e smontare pezzo per pezzo.

L’operazione, durata tre anni, ha recuperato quantitativi impressionanti di stupefacente: sono stati sequestrati 301 chili di hascisc, 24,7 chili di cocaina, 2,1 chili di eroina, 31 chili di marijuana, 4 pistole illegalmente detenute, 192mila euro contanti e sette vetture, tre delle quali sono già state assegnate alla polizia. —