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Reggio Emilia, in sei mesi 1.425 denunce di scomparsa: quasi la metà riguardano dei minorenni

In gran parte sono escursionisti dispersi o adolescenti in fuga dalle comunità. Dalla prefettura un prontuario per sensibilizzare i soccorritori

REGGIO EMILIA. Montanari dispersi in Appennino, ragazzini che scappano dalle comunità, anziani che non trovano più la via di casa e persone gravate da problemi psichici o familiari. Sono queste le categorie in cui rientra la maggior parte delle 1.425 denunce di scomparsa registrate in provincia di Reggio Emilia nei primi sei mesi del 2020.

Numeri contenuti nel report annuale più aggiornato pubblicato dal Commissario straordinario del governo per le persone scomparse che tuttavia, precisa la Prefettura, non devono far allarmare i cittadini: la quasi totalità di queste persone, infatti, vengono poi ritrovate nel giro di poco, recuperate o, laddove necessario, salvate.

Analizzando i dati elaborati dal ministero dell’Interno si scopre poi che poco meno della metà delle denunce nel Reggiano riguarda dei minorenni: 604 su 1.425. Ben 57 di questi sono addirittura dei bambini con età comprese fra 0 e 10 anni, mentre 118 sono gli adolescenti fra gli 11 e i 14 anni e 429 quelli tra i 15 e i 17 anni. La totalità di questi ragazzini fortunatamente è stata trovata e questo, spiega la Prefettura, riguarda anche gli altri casi che coinvolgono dei minori avvenuti nel secondo semestre del 2020 di cui, però, ancora non esiste statistica.

Si tratta per lo più di minorenni problematici che scappano dalle comunità a cui sono stati affidati, o adolescenti che fuggono da contesti difficili, puntualmente trovati poco tempo dopo spesso a Modena o a Bologna con degli amici o in compagnia di altri “fuggiaschi”. Sono invece 706 le denunce di scomparsa che hanno per protagonisti dei maggiorenni e 115 quelle che riguardano degli over 65. In questo caso, chiarisce Palazzo Allende, soprattutto dei cosiddetti “cercatori di funghi della domenica”, persone disperse in Appennino che vengono ritrovate dai soccorritori grazie al cellulare, o perché telefonano loro stessi o grazie al sistema Gps.

I casi più drammatici, purtroppo non così rari nella nostra montagna, avvengono quando escursionisti e fungaioli sono convinti di conoscere il territorio ed escono senza sistemi di tracciamento satellitare né smartphone. Basta un malore o una scivolata e, se si cade in una siepe o in un fosso, spesso quando si viene trovati dai cani molecolari è troppo tardi.

Per sensibilizzare sulla tematica la Prefettura sta quindi diffondendo, su indicazione del Commissario del governo, un vademecum dedicato agli operatori coinvolti sin dai primi momenti della notizia della scomparsa.

Un pieghevole disponibile anche sul sito internet dell’istituzione e a disposizione di tutte le forze di polizia e polizie locali reggiane per contribuire ad accrescere il livello di sensibilità e di attenzione di quanti, ogni giorno, collaborano attivamente nel prevenire e affrontare questo fenomeno.

Perché «la scomparsa di una persona – conclude la Prefettura – non è solo una vicenda privata della famiglia interessata ma un evento che richiede una responsabilità collettiva, l’azione concreta di figure con competenze diversificate e un dialogo efficace tra sistemi sociali».