I bambini inventano parole nuove per ricordare ai grandi la gentilezza

Reggio Emilia, gli scolari della scuola Zibordi hanno invaso di cuori il centro storico trasmettendo messaggi d’amore

REGGIO EMILIA. C’era un signore, lo racconta Gianni Rodari, che inventava parole nuove alla ricerca di quella che potesse mettere d’accordo l’umanità, facendola smettere di litigare. E ora lo aiutano anche tutti i bambini della scuola primaria Zibordi di Reggio Emilia.

Prima di Natale, insieme alle loro maestre, hanno disseminato di cuori rossi tutta la città regalando così ai passanti alcune delle loro invenzioni: spovertà, svandalismo, smalattia, sfucile, spiangere, sfluenza. Facile no? Non proprio, in realtà: avevate mai cercato parole nuove per dire sentimenti così antichi da essere quasi dimenticati? O parole talmente belle da cancellare in un sospiro tutta la bruttura da cui siamo circondati?


«Due bambini che si picchiano – spiega l’insegnante Francesca Di Leo, una delle referenti della scuola – se si “dispicchiano” iniziano a volersi bene e si abbracciano. Lo “sfucile” spara proiettili di amore, pace e armonia e li dona a tutto il mondo. Sono parole di gentilezza, parole del cuore appunto, che i bambini hanno voluto regalare agli adulti per ricordare loro che il mondo è bello nonostante tutto, e che la luce si deve vedere sempre e comunque attraverso i sentimenti».

I bimbi di quinta hanno anche voluto comunicare i loro pensieri, dando a noi grandi una bella lezione. «La felicità è come un setaccio che trattiene solo il buono delle cose, a volte questo setaccio non c’è e siamo noi che dobbiamo cercarlo», ha scritto uno di loro. E un altro: «La felicità è quando sei in pace con te stesso». E a proposito dell’altruismo: «Bisogna essere gentili ogni momento, ogni giorno, ogni ora, ogni secondo della vita, e essere altruisti e aiutare le persone che hanno bisogno». O ancora: «L’altruismo è quello che ci fa stare uniti, e quando vuoi stare da solo lui insiste per stare con te. L’altruismo è il tuo migliore amico». «In questo momento di altruismo non ce n’è – ammette un alunno – ma io sono pronto a darvene ancora un po’».

«I bambini hanno un’innata predisposizione al bello – riflette la maestra Di Leo – ma noi, che il bello lo abbiamo dimenticato o lo diamo per scontato, non li ascoltiamo. Ispirandoci alla filastrocca di Gianni Rodari abbiamo proprio voluto fermare il tempo sulle cose buone: i bambini, che sono la nostra speranza, ci hanno insegnato come fare». E ci hanno fatto vedere un mondo in cui si guarisce dalla malattia, dall’influenza, in cui non ci sono i bulli, non si litiga e non si piange. Un mondo in cui è bello ringraziare, anche per quello a cui ormai non pensiamo più: «Grazie sole – ha scritto un bimbo sul suo cuore – perché mi hai sempre dato calore».

Costretti dal Covid a non abbracciarsi e non tenersi per mano, addirittura a non vedere il sorriso sulla bocca del proprio amichetto, i bimbi della scuola Zibordi hanno trovato un nuovo modo per stare vicini. I cuori di cartone, infatti, sono stati appesi in tutte le vie del centro storico tra viale Monte Grappa, dove si trova la Zibordi, e la sede che, a causa delle norme anti-contagio, sta ospitando le quinte della scuola: i Musei Civici.

«Siamo certi che chiunque abbia letto le nuove parole dei bambini e i loro pensieri – conclude la maestra Di Leo – abbia colto il loro invito a riflettere e a recuperare parole di gentilezza e ringraziamento, soprattutto in questo periodo di crisi. I bambini hanno bisogno di un mondo sereno, ce lo chiedono. E noi come adulti abbiamo il dovere di garantirglielo. Non significa favoleggiare, loro capiscono benissimo cosa sta succedendo, percepiscono che c’è qualcosa che non va, ma basarsi sul rispetto e sull’affetto reciproco facendo leva sulla loro bellissima natura. Natura che anche noi dovremmo sforzarci di ritrovare». —

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