Carichi e compensi: spaccatura a Reggio tra i dipendenti dell’ente camerale

Organico ridotto del 30% in cinque anni ma servizi invariati Affondo della Cisl: forti tensioni, servono trattamenti equi

REGGIO EMILIA. Nonostante il taglio da 85 a 60 dipendenti in cinque anni la qualità del servizio è rimasta invariata ma le indennità sono andate ai soli dirigenti. Abbastanza per far saltare il tappo dentro la Camera di Commercio di Reggio Emilia, dove è in atto una forte situazione di disagio e una spaccatura tra il livello dirigenziale dell’ente e i suoi dipendenti. È quanto rilevano Paolo Consolini della Fp Cgil Reggio Emilia e Fabio Bertoia della Cisl Fp Emilia Centrale. Una situazione che trova, per altro, conferma nei dati dell’adesione dell’ultimo sciopero dei dipendenti del pubblico impiego del 9 dicembre scorso, tripla rispetto alla media nazionale. Situazione che emerge mentre è ripartito il processo di accorpamento dell’ente con Parma e Piacenza, e l’ex presidente Stefano Landi nominato commissario a garanzia della continuità della funzionalità dei servizi.

«Questa situazione – avvertono però i sindacalisti - ci ha indotti nel tempo a fare diverse note sindacali evidenziando via via scelte interne contrattuali a nostro modo di vedere sbagliate e un approccio della parte datoriale verso i lavoratori che abbiamo definito fordista». Una spaccatura che, nel tempo, ha visto i sindacati attivarsi, secondo l’auspicio dei lavoratori stessi, per tentare di ripristinare un clima di lavoro più disteso. «Ma nonostante lo sforzo costruttivo messo in campo da parte nostra, questa spaccatura si sta trasformando in una voragine».


«Temiamo – proseguono Consolini e Bertoia - che l’atteggiamento della parte datoriale stia sgretolando quel senso di appartenenza e di attaccamento dei dipendenti elemento necessario e fondamentale per far fronte in modo pieno alle esigenze dell’utenza. Questo in un contesto dove si è assistito a una forte diminuzione del numero di dipendenti, con una diminuzione di quasi il 30%, con un conseguente aumento dei carichi di lavoro. L’impegno dei dipendenti - aggiungono i sindacalisti – spiega anche come le posizioni apicali della Camera di Commercio abbiano sempre raggiunto tutti gli obbiettivi a loro assegnati con conseguente riconoscimento di laute indennità».

Nel rilievo dei sindacati c’è il fatto che nonostante i carichi di lavoro siano aumentati, «sembra che per la Camera di Commercio i dipendenti non siano una risorsa, ma solo dei meri numeri ai quali chiedere sempre di più e delle pedine da spostare a piacimento. Infatti paradossalmente la capienza del fondo delle risorse decentrate, negli anni, è sempre diminuita compreso quest’anno. Inoltre, in controtendenza rispetto a ciò che è accaduto negli altri enti causa Covid, ai dipendenti è stata tolta la flessibilità ed imposto un rigido orario di ingresso e di uscita secondo una schema a loro comunicato addirittura ad alcuni giorni dall’applicazione».

Ancora: «I dipendenti non sono stati adeguatamente informati rispetto al nuovo sistema di valutazione adottato e sulla base del quale hanno ricevuto la valutazione, passaggio ovviamente fondamentale se si vuole intendere la valutazione come uno strumento di valorizzazione e crescita professionale. Inoltre, per quanto riguarda il tema delle progressioni, previste da contratto nazionale e dagli accordi aziendali, nel 2019 sono state attribuite a 5 figure apicali su 6, a scapito degli altri dipendenti, questo nonostante i sindacati avessero richiesto una strada diversa. Per il 2020 sino ad oggi non è stato pubblicato alcun documento con l’elenco dei lavoratori in possesso dei requisiti o la graduatoria con i relativi punteggi o dei beneficiari».

Concludono Consolini e Bertoia: «L’auspicio che abbiamo come organizzazioni sindacali è quello di un tempestivo cambio di rotta». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA