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Scuola, gli studenti reggiani dicono basta: «Siamo stati abbandonati»

Due manifestazioni al Chierici e in piazza Prampolini contro la didattica a distanza. Gli studenti: «Non ci sono più scuse per continuare le chiusure»

REGGIO EMILIA. A Roma, a Milano e in diverse altre città una minoranza di studenti, piccola ma consapevole e motivata, lunedì è scesa in piazza con il dovuto distanziamento per chiedere la ripresa delle lezioni in presenza. A Reggio Emilia e provincia la prima manifestazione è annunciata per sabato dalle 8 alle 13 davanti al liceo Chierici, alla quale farà seguito venerdì 22 alle 16 un presidio in piazza Prampolini.

Ne sono promotori gli “Studenti autorganizzati”, che attraverso quanto riferisce la loro portavoce, Sara Manzolino, dicono di sostenere l’analoga presa di posizione dei cinquantuno professori firmatari della lettera pubblicata ieri dalla Gazzetta di Reggio: «La didattica a distanza – scrivono – non è una sostituzione della scuola. Era necessaria in piena prima ondata, ma ormai dovrebbe già esistere da molto una soluzione per farci tornare a scuola».

Chiedono, però, un rientro in condizioni di sicurezza, accusando le autorità politiche e amministrative di non averle poste in essere: «L’emergenza sanitaria non si è ancora fermata, ma non ci sono più scuse per la continua chiusura delle scuole superiori. Il tempo è passato e non è stata fatta nessuna azione concreta per garantirci scuole sicure, a causa di ritardi e incompetenze di chi ci governa. Siamo stati abbandonati, dimenticati e colpevolizzati. Governo e Regioni vanno avanti da mesi in questo imbarazzante teatrino che non ha portato mai dei risultati, dimostrando che la nostra formazione e il lavoro di dirigenti e insegnanti non ha importanza rispetto agli interessi dei privati, di chi porta il portafoglio più gonfio di altri. Lo sappiamo bene, l’ignoranza giova ai potenti».

Gli studenti autorganizzati espongono poi nel dettaglio le loro richieste, che vanno anche al di là dell’emergenza sanitaria, richiamandosi a obiettivi generali condivisi con i sindacati degli insegnanti. È necessario, a loro parere, che all’interno delle scuole siano predisposti presidi sanitari capaci di garantire la sicurezza a tutti quelli che vi faranno ritorno tramite uno screening di massa. In quanto al trasporto pubblico, unanimemente considerato possibile fonte di contagio, si chiede un «aumento capillare degli autobus», ma non di quella «sorveglianza sui mezzi» che la Provincia affida a personale apposito.

La verifica dell’apprendimento rischierebbe di essere disastrosa, dopo tanti mesi male utilizzati. Perciò, dopo la promozione d’ufficio decretata alla fine dello scorso anno scolastico, viene richiesta «una maturità che risponda alle esigenze di studentesse e studenti, per l’anno perso in Dad (che non è realmente scuola)».

La lista delle rivendicazioni si completa con la ristrutturazione e l’ampliamento degli edifici scolastici, l'eliminazione delle classi pollaio e delle aborrite prove Invalsi, lo stop sia all’insegnamento nozionistico sia a quello puramente professionale, l'aumento dei posti di lavoro per i docenti e i non docenti. La conclusione è nettamente orientata sotto il profilo politico: «Vogliamo costruire da questo momento – scrivono quindi gli studenti autorganizzati – una scuola sicura, con spazi di socializzazione e di autonomia studentesca, che trasmetta i valori ecologici, antisessisti, antirazzisti e antifascisti».