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Bar, ristoranti e locali in ginocchio. Ma a Reggio Emilia in pochi aderiscono a #ioapro

Inizia a prendere piede la protesta di ristoratori che apriranno a cena dal 15 gennaio. Confcommercio prende le distanze

REGGIO EMILIA. La protesta che sta montando tra i ristoratori in Italia, nata sul web con il gruppo e gli hashtag #IOAPRO e #1501, attecchisce anche a Reggio, seppur in misura minore rispetto al resto del Paese. Anzi, Reggio è la provincia con il minor numero di adesioni. Ma saranno diversi i ristoratori che dal 15 gennaio terranno aperti i loro locali a mezzogiorno e alla sera, anche a rischio di multe e ordinanze di chiusura. Altri invece e sono la maggioranza, rispetteranno, seppur a malincuore, le disposizioni del nuovo decreto che probabilmente inasprirà le limitazioni in vigore.

Di certo la protesta è condivisa da tutta una categoria, che come riferisce Paolo Croci, presidente dell’Associazione ristoratori reggiani, «è stanca di essere considerata dal governo alla stregua degli untori ed essere tratta in maniera diversa da supermercati e ambulanti che invece possono continuare la loro attività». Tra coloro che hanno già deciso di tenere aperto c’è Ermes Ferrari, contitolare della Pizzeria Margherita di Rubiera e di un altro ristorante a Modena, autore di un video che circola anche su WhatsApp.

A Reggio le adesioni sul gruppo sono oltre 200, ma è la provincia con meno adesioni in Italia. E il numero non corrisponde al numero di ristoratori che ha deciso di aprire. «Siamo costretti – aggiunge Ermes Ferrari – a muoverci per sopravvivere. Nessuno può vietare il nostro diritto a lavorare. Il 15 apriremo per sopravvivere e non chiudere per sempre».

Poi spiega che ci sono problemi anche con i ristori: «La goccia è stata l’arrivo di una Pec dell’Inps nella quale ci veniva comunicato che non era stata accettato la domanda di cassa integrazione. Ho fatto ricorso al Tar e dopo due giorni è arrivata la comunicazione che ci avrebbero liquidato la cassa integrazione. Questo governo vuol risparmiare anche sulle briciole». Poi torna sulla protesta: «Nessuno ci ha sostenuto e tra noi c’è chi ha deciso ti tenere aperto per non portare i libri in Tribunale». Ferrari non esclude l’arrivo di sanzioni, ma non saranno quelle a fermarli. «A Modena c’è un gruppo di avvocati che si è messo a nostra disposizione. Abbiamo deciso di non pagare le sanzioni e non chiuderemo».

Toni diversi «ma il malessere è forte», denuncia Paolo Croci, presidente dell’Associazione reggiana ristoratori, che conta oltre 150 iscritti.

«Siamo solidali – esordisce – con i nostri colleghi che terranno aperto e ai nostri associati abbiamo lasciato libertà di scelta. Non è una modalità di protesta che condividiamo, ma non li biasimiamo, né li critichiamo. Noi crediamo nel dialogo». «Fino a dicembre – spiega ancora Croci – c’era la disponibilità a dialogare, adesso c’è una parte che è stanca e esasperata. Non vogliamo essere considerati degli untori. E poi vedere che supermercati e mercati ambulanti sono trattati diversamente dai ristoranti crea un forte risentimento». Da ultimo conclude: «Ci sono grosse lacune nei ristori. Coloro che hanno aperto da poco non ne hanno diritto e sono quelli che ne hanno più bisogno. Tra coloro che apriranno c’è chi lo farà per disperazione».

Anche Confcommercio interviene per denunciare la situazione in cui versano i pubblici esercizi che, dice, «sono allo stremo», ma al tempo stesso prende «le distanze in modo chiaro da qualsiasi manifestazione che va contro la legge (ad esempio da chi incita ad aprire comunque i locali) e dalle promesse di dare assistenza legale gratuita in caso di sanzioni: queste manifestazioni lasciano il tempo che trovano e, in più, vanno contro normative a cui nessun legale può opporsi».

Una lunga nota quella di Fipe-Confcommercio nella quale si ricordano i risultati ottenuti fino ad ora e si sottolinea che «i bar e ristoranti sono chiusi in tutta Europa: le norme sono ovunque più o meno le stesse che da noi. Anche il valore dei supporti economici garantiti in Italia alle singole imprese è analogo a quello dei nostri partner europei e la puntualità nell’erogazione, tolta la Germania con il 75% del fatturato arrivato subito, registra in media che il 35% dei pubblici esercizi non ha ricevuto quanto atteso». Sul piano locale per Confcommercio «il dialogo con l’amministrazione locale è molto complesso. L’aumento delle distese è avvenuto solo in modo parziale e occorre ricominciare subito a ragionare ed evitare gli errori della scorsa stagione».

E sempre Confcommercio ritiene infine che «la tassa rifiuti, dovrebbe essere sospesa o ridotta ma, al momento, abbiamo ottenuto solo un rimpallo di responsabilità tra Comune e Iren».