Aemilia, per Gianluigi Sarcone chiesta una pena di 18 anni

Dopo la ricusazione di una toga, l’imprenditore è giudicato da una nuova Corte Il sostituto pg Musti ha riunito i due riti, da qui la richiesta di condanna più bassa

Tiziano Soresina

bologna. Come deciso nell’ultimo atto dell’appello di Aemilia – cioè il 17 dicembre scorso, giorno della sentenza – la ricusazione di uno dei tre componenti della Corte, ha portato ieri l’imprenditore 49enne Gianluca Sarcone (una delle figure di punta di questo processo di ’ndrangheta) di fronte a un nuovo collegio per essere giudicato in secondo grado.


Un’udienza durata a Bologna oltre tre ore nell’aula Bachelet della Corte d’appello, davanti al nuovo collegio giudicante ora presieduto dal magistrato Luca Ghedini.

Corposa la relazione del giudice relatore, come pure la requisitoria del sostituto pg Lucia Musti che ha confermato la richiesta di pena di 18 anni di reclusione, già espressa nell’udienza del 22 settembre scorso. Una richiesta di condanna più contenuta rispetto ai 19 anni e 10 mesi di carcere sanzionati in primo grado nell’aula-bunker di Reggio Emilia.

Come per altri imputati, è il risultato dell’unificazione dei due riti (ordinario e abbreviato).

Nel giudizio abbreviato Sarcone è accusato di associazione mafiosa (in primo grado è stato condannato a 16 anni e 4 mesi), in quello ordinario di altri reati (3 anni e 6 mesi la pena decisa a Reggio Emilia).

Ieri hanno preso la parola anche le parti civili che si sono costituite contro il 49enne, chiedendo il relativo risarcimento-danni.

Insomma, un’udienza piuttosto intensa, che l’imputato ha seguito in videoconferenza dal carcere di Viterbo dove è rinchiuso.

Il 25 gennaio sarà la volta dell’arringa dei due difensori, cioè gli avvocati Stefano Vezzadini e Valerio Vianello Accorretti.

I due legali hanno ottenuto in dicembre la ricusazione del giudice Giuditta Silvestrini. Riguarda il fatto che il giudice Silvestrini ha fatto parte della Corte che in Appello ha condannato Pasquale Brescia per l’invio di una lettera al sindaco di Reggio Emilia e, per la difesa, in quel procedimento si sarebbe pronunciata incidentalmente pure su Sarcone. Una mossa difensiva che era partita a marzo, ma la ricusazione era stata giudicata inammissibile per questioni procedurali dalla Corte. A quel punto i due legali avevano presentato il ricorso in Cassazione e, com’è emerso nell’ultima udienza prima della sentenza – tenutasi il 9 dicembre scorso – la Suprema Corte ha annullato il provvedimento, rimettendo tutto in discussione (tecnicamente “annullamento con rinvio”). Da qui la decisione del 17 dicembre: prima di entrare in camera di consiglio per la sentenza, il presidente Alberto Pederiali, con ordinanza, ha stralciato proprio la posizione di Sarcone. —

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