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Sanità a Reggio Emilia, dopo il Covid i tempi di attesa per le nuove visite sono «critici»

I ricollocamenti delle 164mila visite cancellate e rimandate hanno occupato le agende dell’Ausl fino a marzo 2021

REGGIO EMILIA. Le criticità restano, provocate da distanziamenti e mancanza di personale a causa della pandemia. I tempi di attesa per le nuove prenotazioni sono, in alcuni casi, molto più lunghi di quanto fossimo abituati. Ma almeno il collo di bottiglia è superato e la maggioranza delle prestazioni sanitarie che erano bloccate a maggio dello scorso anno sono state smaltite.

Una mole enorme di visite: 164mila per un totale di 71.694 reggiani che si erano visti recapitare l’sms che annunciava la cancellazione dell’appuntamento medico. Differenza spiegabile col fatto che, spesso, alcuni pazienti erano in attesa di ricevere più di una visita. Cifra ancora maggiore se si tiene conto che il sistema informatico dell’Ausl non tiene conto di una serie di prestazioni, erano 20mila a maggio 2020, come quelle in laboratorio (storicamente ad accesso diretto), le vaccinazioni dell’igiene pubblica e una serie di certificazioni per cui non vengono monitorati i tempi di attesa. A raccontare il percorso che ha portato a questo risultato, senza nascondere le criticità attuali, è Eletta Bellocchio, responsabile unica di accesso dell’Ausl di Reggio Emilia.


«A maggio dello scorso anno siamo ripartiti con tutte le precauzioni per garantire al cittadino la sicurezza della prestazione – spiega Bellocchio – ma fermare il sistema è facile, rimettere in moto la macchina è molto più complicato. È stato necessario fare delle verifiche logistiche, controllare se gli spazi consentivano l’accesso con distanziamento e di quante persone nell’arco di un’ora e sono state rifatte tutte le agende di prenotazione del Cup in modo tale che non si realizzassero assembramenti».

Questo ha comportato da subito una riduzione dell’offerta, che varia tutt’ora tra il 25% e il 40% in meno rispetto al periodo pre Covid con criticità maggiori per quanto riguarda le visite. Fatto questo «abbiamo inviato gli sms ed è cominciato il ricollocamento massivo in automatico di tutte le prestazioni in sospeso in tutte le agende che avevano posti liberi, sia nel pubblico che nel privato accreditato».

Si è quindi arrivati a fine ottobre che, prosegue Bellocchio, «mancavano da ricollocare 3.397 prestazioni, lo zoccolo duro di specialità che già normalmente sono critiche come l’oculistica, la medicina sportiva o l’urologia. Avevamo ad esempio una quantità esagerata di interventi per la cataratta, circa 1.500, ancora da programmare». Il lavoro di riorganizzazione degli appuntamenti è andato avanti fino ad arrivare a fine 2020 con un sospeso di appena 910 prestazioni, per lo più di pazienti «che hanno preferito aspettare piuttosto che doversi spostare in altre strutture».

Un risultato che la responsabile unica di accesso definisce «molto buono», senza però nascondere le inevitabili ripercussioni sulle nuove prenotazioni. In particolar modo per i tempi di attesa: «La riduzione dei posti disponibili associata al massiccio ricollocamento ha fatto occupare la maggior parte dell’offerta del 2020 e del primo trimestre del 2021 solo per i ricollocamenti e ha portato a una situazione, per quanto riguarda i tempi di attesa, abbastanza critica».