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Reggio Emilia, alla campagna vaccinale manca all’appello il 35% degli operatori sanitari

Ma la percentuale di adesione soddisfa l’Ausl: «Cominciato da poco, fiduciosi che crescerà in breve». La direttrice generale sull’aumento dei contagi: «Conseguenza delle festività»

REGGIO EMILIA. Poco più di 5.200 persone su 8mila. Questo il totale degli operatori sanitari della provincia di Reggio Emilia che ad oggi ha aderito alla campagna vaccinale contro il Coronavirus: il 65 per cento del totale.

Una cifra in realtà non molta alta – quasi identica alla percentuale di favorevoli fra i dipendenti delle strutture per anziani gestite da Asp – che tuttavia non preoccupa Cristina Marchesi, direttrice generale dell’Ausl reggiana.

Il numero di scettici, timorosi e dubbiosi fra dipendenti dell’azienda sanitaria e medici convenzionati per ora è piuttosto elevato, è vero, ma c’è la convinzione di riuscire ad abbassare questa quota nel giro di poco tempo: «Ci sono ancora due settimane per iscriversi al portale e prenotarsi per il vaccino – spiega Marchesi – c’è ancora molto tempo e si deve considerare che abbiamo iniziato a somministrare i vaccini da appena 12 giorni. In quest’ottica la percentuale di adesione del 65 per cento ci soddisfa». Nel frattempo l’Ausl sta continuando a ritmo serrato con incontri formativi e informativi, alcuni dei quali dedicati ai medici di famiglia, per spiegare chiaramente le caratteristiche del vaccino, le reali controindicazioni e, prosegue Marchesi, «far sì che gli stessi operatori sanitari diventino veicolo di corrette indicazioni verso i pazienti».

In questo modo, conclude la direttrice generale, «mi aspetto che la percentuale di adesione alla campagna vaccinale aumenti man mano che vengano fugati eventuali dubbi. Fra di noi prevale l’emozione al momento del vaccino. Spesso pensiamo che, se lo avessimo avuto un anno fa, oggi tanti colleghi sarebbero ancora vivi».

E forse è anche questo pensiero, assieme agli enormi sacrifici fatti in questi duri mesi di emergenza sanitaria, a gettare un velo di amarezza quando si parla dell’aumento dei contagi degli ultimi giorni.
«Stiamo pagando quello che è avvenuto durante le festività natalizie e l’ultimo dell’anno – commenta Marchesi – i pranzi natalizi e i cenoni hanno provocato focolai familiari che ora si sentono».

Tanto che, più che di terza ondata, sarebbe più opportuno parlare di un «prolungamento della seconda». Per adesso la situazione nelle Rianimazioni Covid fortunatamente tiene ma a risentire maggiormente di questi picchi di positivi sono «le terapie semintensive, dove si applica una respirazione assistita meno invasiva, e che ora sono più sotto pressione». Ma non mancano casi di pazienti in fin di vita dopo aver contratto il Covid durante un pranzo di Natale.

Un quadro generale, quello della direttrice generale Ausl, delineato ieri mattina all’interno del padiglione delle Fiere in occasione della visita di Alessio Mammi, assessore all’Agricoltura della Regione, al centro di vaccinazione di Reggio.

«Questo è un luogo con un valore simbolico molto alto – ha dichiarato Mammi – rappresenta la riscossa contro il virus e il punto in cui inizieremo la battaglia per sconfiggerlo e tornare alla vita normale».
La campagna «sta funzionando – conclude l’ex sindaco di Scandiano – e invito la popolazione a vaccinarsi il più possibile quando, a marzo, sarà il loro momento».