«Gli anziani sempre più soli Riapriamo i centri sociali»

Romano Ferretti, presidente del Buco Magico, sui rischi di una chiusura definitiva «Non paragonateci alle bocciofile, i nostri soci soffrono per la chiusura»

Roberto Fontanili

REGGIO EMILIA. Romano Ferretti è il presidente del Buco Magico, il centro sociale più grande di Reggio per numero di soci – 940 a fine 2020 – e per spazi. «Compreso il parco Nelson Mandela che è in gestione al centro sociale. Anzi a me, che taglio tutta l’erba», chiosa ridendo Ferretti, personaggio vulcanico. Da dirigente del calcio dilettantistico e da presidente del centro sociale, ha il pregio di dire sempre quello che pensa. Anche sulla delibera di giunta che ha prorogato per sei mesi la convenzione in essere: «È nata – dice – perché il Comune con la pandemia non è riuscito a rinnovarle ed è stato costretto a prorogarle. Noi siamo costretti ad accettarle senza aver discusso nulla. Anche se il Comune si è comportato correttamente e ha sospeso per sei mesi l’affitto. Non voglio fare polemiche, la situazione ci impone di cercare assieme di far andare avanti le cose».


A breve Ferretti si incontrerà con l’assessore Lanfranco De Franco e i dirigenti del Comune per chiarire alcuni aspetti. Come il fatto che l’acqua delle due fontane pubblico presenti nel parco sia a carico del Buco Magico. Ma non è tanto il problema economico, che pure si fa sentire pesantemente, che lo preoccupa. O le bollette di luce, gas, acqua e telefono, che continuano ad arrivare nonostante il centro sia chiuso da cinque mesi. «Sarà così almeno fino al 15 gennaio – spiega – il problema è che i centri sociali sono stati paragonati dalla Regione alle bocciofile del Bolognese dove è scoppiato il primo focolaio. Noi abbiamo avuto un solo caso di Covid tra i nostri soci. Non capisco perché il bar di fronte a noi può tenere aperto mentre il nostro, che è gestito da un privato così come la ristorazione, non può lavorare e ha dovuto mettere i dipendenti in cassa integrazione».

Non sono solo i conti a non tornare, aggiunge il presidente, che ha dovuto sospendere tutte le iniziative che venivano svolte negli spazi del centro. Dal ballo per ipovedenti, al bridge, alle riunioni dei filatelici. «Quello che ci preoccupa davvero – sottolinea – è che non riusciamo più a garantire la socialità agli anziani e alle persone sole. Anche oggi ho telefonato ad alcuni dei nostri soci, uno dei quali ha 92 anni e vive da solo. Li ho sentiti disperati per non poter più venire al centro. Per questo sostengo che la Regione debba analizzare seriamente la questione dei centri sociali e non considerarli più come una seconda casa di riposo, ma come una struttura di sostegno alla socialità di quartiere».

Poi conclude con uno sguardo ai conti: «Certo che sono a rischio. Siamo in difficoltà e se continua così, e non è il nostro caso, ci saranno dei centri sociali che non riapriranno. La scommessa per il futuro è diventare la casa di comunità. Il nostro centro in parte è già diventato punto di riferimento e continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto con la voglia di metterci a disposizione degli anziani e del quartiere». —

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