«Tinelli è un’innovatrice incomprensibili le dimissioni»

L’avvocatessa Piccinini contesta la “scissione” che ha fatto decadere il consiglio «Presa un’iniziativa dirompente, solo pregiudizievole per l’avvocatura reggiana»

Ambra Prati

reggio emilia. «Del dissidio interno al consiglio dell’Ordine gli iscritti nulla sanno. Leggo dai comunicati che le delibere erano prese all’unanimità e che nulla lasciava presagire quanto poi è improvvisamente accaduto».


L’avvocatessa Silvia Piccinini (una semplice iscritta, non è consigliere) interviene sul terremoto che ha fatto decadere il consiglio dell’Ordine degli avvocati di Reggio Emilia. Dopo le dimissioni – per aperti contrasti con la presidente – prima dell’avvocatessa Francesca Preite, poi dei legali Francesca Corsi, Paolo Nello Gramoli, Marcello Fornaciari, Matteo Marchesini, Franca Porta, seguite dalla medesima presa di posizione (decisiva ai fini della decadenza) del decano Franco Mazza, il consiglio dell’Ordine è decaduto.

Domenica scorsa gli “scissionisti” dimissionari (a parte Mazza) hanno ribadito di aver «agito nel pieno rispetto del nostro compito istituzionale», affermando di non ritenere «opportuno alimentare dannose polemiche» in riferimento alle dichiarazioni del la Tinelli. Invece il botta e risposta è proseguito, con Piccinini che ora si schiera a favore dell’ex presidente. «Desidero esprimere il mio apprezzamento per l’operato della presidente Celestina Tinelli, della quale si è potuto percepire l’approccio innovativo e concreto, lo spirito costruttivo e trasversale, la sua presenza rispetto alle esigenze dell’avvocatura, del tribunale e anche della città». L’avvocatessa Piccinini si dice «molto preoccupata, amareggiata e disorientata per l’epilogo cruento della consiliatura, divulgato solo alle testate giornalistiche e non affrontato nel contraddittorio consiliare». È la principale accusa lanciata dai dimissionari alla Tinelli che, secondo i colleghi dissidenti, avrebbe gestito nodi spinosi (come l’audizione al Csm sul caso del procuratore Marco Mescolini) senza parlarne e costringendo i consiglieri ad apprenderlo dai giornali. «Gli iscritti nemmeno sono stati messi a parte –prosegue Piccinini – di questa dirompente iniziativa. Tutto ciò è anomalo e non in linea con quanto era lecito attendersi. Le dimissioni, che pure sono atto in sé meritevole di attenzione e rispetto, nel caso del nostro Ordine sono gesto che mi rimane incomprensibile e che non condivido per i modi e per i tempi, reputandolo pregiudizievole per l’avvocatura reggiana, specialmente in questi difficili frangenti, oltre che offensivo e screditante per i consiglieri rimasti e per la presidente».

Ormai però il dado è tratto. I dimissionari hanno chiesto il commissariamento al Consiglio nazionale forense; spetterà a quest’ultimo scegliere, tra gli avvocati iscritti all’Ordine da più di vent’anni, il commissario, il quale avrà il compito di gestire l’ordinaria amministrazione e indire nuove elezioni entro centoventi giorni. —

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