Reggio Emilia, nelle Rsa gestite da Asp favorevole al vaccino Covid solo il 65% dei dipendenti

Partita ieri dal Parisetti la campagna vaccinale sugli anziani accolti nelle strutture. Leoni: «Consenso del 90% fra gli ospiti, per i dipendenti lo renderei obbligatorio»

REGGIO EMILIA. L’avvio della campagna vaccinale anti Covid nelle strutture per anziani mette in luce un imbarazzante paradosso: è più alto il consenso al vaccino dato dagli ospiti che quello concesso da operatori e dipendenti delle strutture per anziani. E non di poco.

Attualmente circa il 90 per cento degli anziani che abitano le Rsa gestite da Asp ha firmato la liberatoria, mentre solo il 65 per cento di chi li accudisce e gestisce sarebbe pronto a sottoporsi alle stesse dosi. Una statistica che potrebbe alzarsi, visto che è stata raccolta in una sorta di pre-sondaggio realizzato proprio da Asp. Ed è proprio questa la speranza dei vertici dell’azienda pubblica che, d’altronde, si trovano con le mani legate: non possono costringere i lavoratori a vaccinarsi e, proprio perché scelta facoltativa, non possono licenziarli se non lo fanno.


Mentre per gli operatori ci si aggrappa – per forza di cose – alla speranza, ieri i ben più responsabili anziani hanno ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer contro il Covid. L’equipe itinerante predisposta dall’Ausl ha raggiunto l’Omozzoli Parisetti di via Toschi, in centro storico, vaccinando i 42 ospiti su 50 che hanno dato il consenso.

«Si è partiti dalla casa di riposo Parisetti – spiega Raffaele Leoni, presidente di Asp Città delle persone – perché lì è stato più rapido raccogliere i consensi. È stato vaccinato il 90 per cento degli anziani e altri se ne aggiungeranno nei prossimi giorni, la dottoressa di struttura mi ha confermato che è andato tutto bene, tutto ha proceduto regolarmente. Dal 7 gennaio la squadra di vaccinatori riprenderà poi il lavoro e andrà in altre due strutture: Villa Margherita a Sesso e I Girasoli di Pieve Modolena».

Quindi seguiranno tutte le altre, complessivamente otto residenziali gestite da Asp alle quali si aggiungono le private, quelle parrocchiali e le altre realtà presenti sul territorio. Poi verrà il turno dei centri diurni.

Un’organizzazione complessa, che è stata studiata per tempo: «Il nostro lavoro preparatorio – continua il presidente di Asp – è svolto dal medico di struttura che ha il compito di informare individualmente gli ospiti e raccoglierne i consensi. È il compito più impegnativo che stiamo svolgendo, così come l’Ausl da parte sua deve programmare e predisporre i vaccini per venire con le dosi già prestabilite.

Un tema che ha creato qualche perplessità è però quello degli anziani che non sono in grado di intendere e di volere: cosa fare con chi non può firmare il consenso al vaccino? Per adesso nulla. Nel senso che manca ancora la normativa che spieghi alle strutture e alle Ausl come devono comportarsi.

«Stiamo aspettando che venga pubblicato il decreto – prosegue appunto Leoni – che ha previsto disposizioni specifiche per chi non è in grado di intendere e di volere. Noi intanto stiamo informando delle previste vaccinazioni i familiari perché siano pronti ma sicuramente la prima tornata di dosi sarà dedicata alle persone che hanno espresso un consenso. Che per il momento è molto elevato, sul 90 per cento».

Al contrario invece di quanto accade tra i dipendenti di Asp. «Per il momento il vaccino viene fatto agli anziani – chiarisce Leoni – mentre per gli operatori abbiamo optato per la vaccinazione individuale al punto unico che sarà fino all’11 gennaio allo Spallanzani e poi al padiglione delle Fiere. Abbiamo informato tutti i dipendenti, abbiamo raccolto delle intenzioni di adesione e poi abbiamo fornito loro un link con il quale prenotarsi. Le informazioni su chi si vaccina per ragioni di privacy le sapremo in modo anonimo e statistico perché, al momento della registrazione online, si dovrà indicare in quale struttura si lavora».

Nonostante Asp abbia «caldamente raccomandato» il vaccino, tuttavia, tra il 29 e il 31 dicembre «solo il 65 per cento dei nostri dipendenti ha dato la sua totale disponibilità a farlo. I restanti hanno dichiarato di doverci pensare, di doversi informare o di dover sentire prima il medico. Usiamo questi giorni anche per convincere gli indecisi. La cosa più importante è diffondere tutte le informazioni, cosa che stiamo facendo con documenti mandati dall’Ausl in cui si indicano i contenuti del vaccino e i possibili effetti collaterali».

La speranza di Leoni è che «la percentuale aumenti e lo vedremo solo nel tempo. Com’è noto vaccinarsi dal Covid non è un obbligo per il momento ma è opportuno riflettere sul tipo di ruolo e responsabilità che deve avere chi lavora da noi: siamo a contatto con le persone fragili e dobbiamo prendercene cura e tutelarle. Ma al momento c’è incertezza dal punto di vista normativo, non possiamo allontanare dal lavoro chi non è vaccinato. Ma domani potrebbe capitare che una legge lo preveda, e credo che costituzionalmente potrebbe esistere. Fosse per me prevederei l’obbligo per chi lavora nelle strutture sanitarie e in ambienti particolari come il nostro. Oppure negli asili nido, ad esempio, si entra o no se non si è vaccinati? Servirà una ratio».