La sua voce tonante a difesa del giornalismo dalla schiena dritta

L’impegno antimafia e il toccante ricordo di una serata con le agende rosse 

Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA. La ’ndrangheta dal radicamento profondo, ma anche una minaccia costante – più o meno sottotraccia – per chi ogni giorno ne racconta la penetrazione nel territorio. Temi divenuti sempre più delicati per il giornalismo, specie quello reggiano, che da anni è nell’epicentro dell’agire mafioso.


E sul ruolo del giornalismo come potente strumento antimafia Mario Paolo Guidetti si è speso tanto, spronando i colleghi, mettendoci la faccia nella difesa a spada tratta della libertà di stampa.

E tra gli eventi pubblici a cui partecipò, in tanti – a partire da chi scrive – ricordano come particolarmente incisivo quello di poco meno di un anno fa a Pontenovo di San Polo, nella stipatissima sala del circolo Arci Indiosmundo. Del Covid quella sera del 28 gennaio scorso si sapeva poco o nulla, mentre l’attenzione era massima sui pericoli del cupo fenomeno ’ndranghetista.

Dai contenuti del mio volume incentrato sul maxiprocesso Aemilia, si passò ben presto ad incalzanti domande dal pubblico.

E con la sua voce tonante Guidetti fece sterzare la serata: parole forti, dense di significato e piene di energia. «Uomo elegante, cordiale, attento e rispettoso delle opinioni altrui – ricordano le Agende Rosse “Rita Atria” di Reggio Emilia e provincia, organizzatrici della serata antimafia a Pontenovo – Mario Paolo Guidetti ha presenziato in modo assiduo e partecipato alle nostre iniziative sui temi del radicamento mafioso nei nostri territori, portando sempre il suo importante contributo al dibattito. Tra i nostri numerosi e importanti eventi a cui ha partecipato, uno su tutti lo ricordiamo con particolare affetto. Il 28 gennaio 2020 al termine di quella serata intensa, estrasse la penna dalla giacca e, alzandola in aria, aveva invitato i presenti a lasciare le loro firme sul cartellone a sostegno del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, esposto per l’occasione in quella sede. Ora quel gesto e quel cartellone per noi acquista maggior valore perché rimane a ricordarci lo spirito e l’entusiasmo di Mario».

Firme solidali ottenute da Guidetti in un battibaleno da tutta la sala, ma anche parole sferzanti contro le pressioni ai giornalisti, contro le querele temerarie fioccate specie sulla scia dell’operazione Aemilia. «Reggio Emilia perde un vero galantuomo d’altri tempi – commenta il giornalista Mattia Caiulo che quella sera non solo mi intervistò, ma entrò anche nel vivo della discussione – e il suo impegno è stato per una società giusta e solidale. Per questo non è mai mancato anche in difesa della libertà di stampa contro tutte le sue minacce, a cominciare dalla mafia e l’illegalità. Sapeva risvegliare le coscienze, riaccendere l’orgoglio dei giornalisti con “la schiena dritta”. Un esempio, da non dimenticare». —

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