Reggio Emilia in lutto: morto don Ercole Artoni, il prete comunista vicino ai giovani

Lo storico parroco reggiano è deceduto a 90 anni. Fondatore della comunità Papa Giovanni XXIII, fu anche eletto col Partito comunista

REGGIO EMILIA. I reggiani perdono un altro storico punto di riferimento per la comunità: è morto a 90 anni don Ercole Artoni, il "prete comunista" da sempre vicino a emarginati e giovani tossicodipendenti. Il parroco era ricoverato da un paio di settimane.

Ercole Artoni è nato a Collagna il 13 settembre 1930, quinto di ben nove fratelli. Il 5 novembre del 1946 entra nel seminario di Albinea e il 24 giugno del 1956 viene nominato sacerdote. La sua prima esperienza è quella da curato a San Pietro, poi passa nella parrocchia di Villa Argine, a Cadelbosco Sotto, e in ottobre a Castelnovo Sotto dove rimane fino al 5 dicembre.

Terminata la sua esperienza nella Bassa viene rimandato a casa ma l'8 dicembre viene inviato a Scandiano. Dal paese della Rocca del Boiardo il 17 gennaio del 1957 passa a Masone, mentre a novembre viene trasferito a Mancasale dove rimarrà addirittura per 20 anni.

Nel 1964 diventa sacerdote «titolare» della parrocchia in fondo a via Gramsci e tra le sue opere da lui assolutamente volute va ricordato l'asilo. Una scuola materna dapprima gestita dallo stesso Don Ercole con l'aiuto della madre poi, dopo l'incontro con Loris Malaguzzi, la trasformazione in asilo comunale: fu tra i primi ad avvalersi dell'esperienza educativa di Malaguzzi, definito dallo stesso don Ercole come «un grande per questa città». Nel 1977, Artoni lascia la parrocchia di Mancasale per fondare la comunità di recupero per tossicodipendenti Papa Giovanni.

La sua vita è stata un susseguirsi di esperienze che lo hanno reso simile a un libro pronto per essere sfogliato. Il dettato di una filosofia di vita controcorrente rispetto alla visione classica della Chiesa. Don Ercole è passato indenne dalla seconda guerra mondiale, girovagando inizialmente tra una parrocchia e l'altra, insegnando a scuola per 14 anni, rapportandosi con i brigatisti di casa nostra, riflettendo per 29 giorni in carcere, sedendo in consiglio comunale come indipendente del partito Comunista.

Un viaggio lungo, ma fatto cullando un sogno: creare un grande centro di assistenza per chi ha bisogno di aiuto.