Moto Lombardini, un sogno a due ruote che parla reggiano

Un progetto storico completato nel 2016 grazie alla passione e alla competenza di ingegneri reggiani

REGGIO EMILIA. È il 1974 e la Scuderia Lombardini Motori, da molte stagioni presente nelle gare motociclistiche con risultati prestigiosi ottenuti dai suoi piloti, sta attraversando un momento d’incertezza che potrebbe mettere a serio rischio il futuro del team.

In questo difficile momento quattro dei suoi dirigenti e tecnici, Tiziano Tampelloni, Ferruccio Franceschini, Romeo Bianchi e Dante Vezzani, manifestano al cavalier Rainero Lombardini, titolare della omonima ditta sponsor della scuderia, e a Franco Rovacchi, presidente del Moto Club Reggiano, l’intenzione di prendere in mano le sorti del team per proseguire l’attività agonistica utilizzando motociclette Yamaha 250 e 350 da affidare al pilota reggiano Luigi Torelli.

La condizione era quella che, parallelamente all’attività sportiva, fosse dato inizio alla costruzione di una nuovissima motocicletta da Gran Premio studiata e disegnata nei minimi dettagli da Franceschini e Bianchi. Per iniziare questo ambizioso progetto mancavano però i fondi, che in quegli anni potevano arrivare solamente dalla solidità economica dell’industria motoristica guidata da Lombardini che, profondo appassionato delle due e quattro ruote, conosceva il valore di questi giovani piloti e subito si mise a disposizione.

Come unica condizione mise quella che il progetto fosse attentamente visionato e approvato dai suoi ingegneri, coloro che progettavano i motori leader a livello mondiale nel settore agricolo-industriale.
L’acceso intervento di Dante Vezzani fu decisivo e Rainero Lombardini, anche contro il parere dei suoi ingegneri, accettò la sfida e diede il suo assenso per il finanziamento del progetto. Nei primi mesi del 1975 l’obiettivo venne raggiunto, il progetto, moderno e all’avanguardia, comprendeva la costruzione dell’intera motocicletta.

Caratteristiche particolari con motore a due tempi di cilindrata 350 cavalli a tre cilindri fronte marcia, raffreddamento ad acqua esteso anche ai carter pompa del basamento e una ridotta larghezza frontale di soli 33 centimetri, quando i più affermati motori giapponesi del momento non erano inferiori ai 50 centimetri. Questo importante particolare avrebbe consentito di dare alla moto una ridottissima sezione frontale a tutto vantaggio della resistenza aerodinamica alle alte velocità. In Lombardini si costruì tutto, eccezion fatta per i cerchi ruota e l’impianto frenante.

Dopo quattro anni di lungo lavoro, nel marzo 1978 si arrivò al debutto sul circuito di San Carlos in Venezuela in occasione della prima prova di campionato del mondo. Il pilota era Josè Cecotto, idolo di casa, che si presentò sulla linea di partenza con il 4° tempo conseguito nelle prove di qualificazione.
La motocicletta era quindi competitiva e questo premiava sia gli ideatori che il costruttore. Il bel sogno reggiano però svanì quando poco oltre metà gara si ruppe la frizione.

Nonostante il ritiro, il solo fatto che alla prima gara iridata la moto avesse tenuto il passo dei giganti giapponesi come Yamaha fu un evento di risonanza mondiale. Competere con questi colossi che ogni anno erano in evoluzione e l’imminente scelta della Federazione Motociclistica Internazionale di abolire la classe 350 cavalli frenarono però nuovamente il progetto. Ma i tecnici Bianchi e Franceschini ne misero in campo un altro, quello della costruzione di una nuova motocicletta di 500 cavalli, 4 cilindri a due tempi. Un progetto che si basava sull’esperienza maturata in 350 cavalli e che voleva arrivare sino alla 750 cavalli, che nel 1977 iniziò il suo primo campionato del mondo. Il lavoro iniziò con la solita determinazione: fu costruito un nuovo telaio, furono fusi e lavorati i carter motore e completati diversi organi interni. Ma le difficoltà da superare cominciarono a farsi evidenti, primo tra tutti il lievitare dei costi dovendo ricorrere alle più avanzate e costose tecnologie per la costruzione dei componenti meccanici.

Il progetto fu abbandonato... fino al 2012, quando Ferruccio Franceschini e Tiziano Tampelloni lo hanno ripreso in mano insieme ad altri amici appassionati delle due ruote completando la motocicletta con una cilindrata di 680 cavalli nel 2016. La Moto Lombardini 350 cavalli 3 cilindri è ora custodita nel Museo Salsapariglia di Bagnolo, mentre la moto Lombardini 500 cavalli 3 cilindri, evoluzione del 350, è al museo Bariaschi di Guastalla. Piloti che si sono cimentati con la Moto Lombardini: José Cecotto, il reggiano Luigi Torelli, Victor Palomo, Mario Fiorentino, il ceco Prati Piestany e il modenese Franco Bursi. —