Omaggio alla Madonna dorata della cattedrale nella giornata internazionale dedicata alla pace

Reggio Emilia, in piazza Prampolini tradizionale cerimonia alla presenza dei vigili del fuoco ma senza la solita partecipazione dei fedeli 

REGGIO EMILIA. La mattina del primo gennaio in piazza Prampolini si è tenuto il tradizionale omaggio alla Madonna dorata del duomo con l'ausilio dei vigili del fuoco. La preghiera di affidamento a Maria Santissima, nella giornata mondiale della pace, è stata guidata dal vicario generale della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla monsignor Alberto Nicelli. L’evento non è stato pubblicizzato prima per rispettare le norme anti-Covid ed evitare assembramenti. Ma la storia della Madonna dorata vale la pena conoscerla per vederla, ogni volta che si passa davanti al duomo, con occhi nuovi.



È il 15 gennaio 1450 quando il notaio Giroldo Fiordibelli, nelle sue ultime volontà testamentarie, dispone che a sue spese venga dipinta sul tiburio del duomo un’immagine della Madonna «affinché i cittadini e tutti coloro che si trovano in piazza verso sera, quando suona l’Ave Maria, possano salutare devotissimamente la predetta bella immagine». Passeranno diversi decenni prima che il desiderio del notaio e di sua moglie Antonia Boiardi, prodighi benefattori della fabbrica della cattedrale, potesse trovare definitiva realizzazione.

Solo il 15 settembre 1522, infatti, il Capitolo della cattedrale stipulerà un contratto con Bartolomeo Spani, l’artista più quotato della città, per la realizzazione non di un affresco, ma di una statua della Vergine con il Figlio divino in braccio, da realizzarsi in rame dorato. Secondo il contratto, la scultura doveva essere completata entro l’anno successivo. Da allora la Madonna dorata troneggia dall’alto della torre della cattedrale affiancata dalle immagini dei coniugi Fiordibelli simbolo della impagabile generosità e della incessante preghiera della intera comunità reggiana.



E nella 54esima giornata mondiale per la pace, non poteva mancare il messaggio di Papa Francesco incentrato sulla cultura della cura. «Il 2020 – ha ricordato – è stato segnato dalla grande crisi sanitaria del Covid-19, trasformatasi in un fenomeno multisettoriale e globale, aggravando crisi tra loro fortemente interrelate, come quelle climatica, alimentare, economica e migratoria, e provocando pesanti sofferenze e disagi. Penso anzitutto a coloro che hanno perso un familiare o una persona cara, ma anche a quanti sono rimasti senza lavoro. Un ricordo speciale va ai medici, agli infermieri, ai farmacisti, ai ricercatori, ai volontari, ai cappellani e al personale di ospedali e centri sanitari, che si sono prodigati e continuano a farlo, con fatiche e sacrifici, al punto che alcuni di loro sono morti nel tentativo di alleviarne le sofferenze o salvarne la vita. La cultura della cura, quale impegno comune, solidale e partecipativo per proteggere e promuovere la dignità e il bene di tutti, quale disposizione a interessarsi, a prestare attenzione, alla compassione, alla riconciliazione e alla guarigione, al rispetto mutuo e all’accoglienza reciproca, costituisce una via privilegiata per la costruzione della pace... Non cediamo alla tentazione di disinteressarci degli altri, specialmente dei più deboli, non abituiamoci a voltare lo sguardo». —

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